Donne e disuguaglianze: perchè in Italia la parità è ancora lontana?

Nonostante le dichiarazioni e gli strumenti mesi in atto, le donne in Italia continuano a vivere situazioni di svantaggio in diversi ambiti, soprattutto nel lavoro, nella famiglia e nella società. A mettere in luce la persistenza di queste criticità è il Rendiconto di Genere dell’INPS.

Lavoro: il divario resiste

Nel 2023, il tasso di occupazione femminile si è fermato al 52,5%, ben al di sotto del 70,4% degli uomini. Le nuove assunzioni femminili hanno rappresentato solo il 42,3% del totale, con un accesso ridotto ai contratti stabili.

Il lavoro part-time è molto più diffuso tra le donne (64,4%) e spesso non è una scelta volontaria. La disparità salariale resta marcata, con retribuzioni inferiori del 20% rispetto a quelle maschili e una presenza femminile tra i dirigenti ferma al 21,1%.

Istruzione e opportunità di carriera

Le donne raggiungono livelli di istruzione più alti rispetto agli uomini. Rappresentano infatti il 59,9% dei laureati. Eppure questa scolarizzazione superiore non si traduce in una maggiore presenza nei ruoli di leadership, dove le posizioni apicali restano prevalentemente maschili.

Il peso del lavoro familiare e la questione pensionistica

Il carico della cura familiare grava principalmente sulle donne: nel 2023 hanno usufruito di 14,4 milioni di giornate di congedo parentale, mentre gli uomini solo di 2,1 milioni. La scarsità di servizi per l’infanzia accentua questa disparità.

Inoltre, le pensioni femminili risultano mediamente inferiori del 25,5% rispetto a quelle maschili, con un divario che arriva al 44,1% nelle pensioni di vecchiaia.

Violenza di genere e sostegno economico

Le segnalazioni di violenza contro le donne sono in aumento. Il Reddito di Libertà, destinato alle vittime di violenza domestica, ha subito limitazioni per carenza di fondi, rimanendo attivo solo in alcune regioni italiane.

Verso un futuro più equo

Secondo Roberto Ghiselli, Presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS, è necessario un intervento su più livelli, dal mondo del lavoro ai servizi, fino a un cambiamento culturale, per garantire alle donne un’effettiva parità di opportunità e diritti.

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Cybersecurity: PMI, grandi aziende e distribuzione delle risorse

Emerge dall’IT Security Economics Report 2024 di Kaspersky:  le aziende più grandi dispongono di un maggior numero di risorse e personale IT rispetto alle Pmi, nonché di un maggior numero di soluzioni gestite.
Le Pmi si trovano ad affrontare costi sproporzionatamente elevati nella lotta contro la criminalità informatica. Inoltre, in media dispongono di 9 soluzioni di sicurezza, spesso solo con funzionalità di base, e di 4 specialisti che gestiscono i processi standard e le minacce più conosciute.

Le grandi aziende, invece, gestiscono in media 15 soluzioni di sicurezza complesse e spesso costose, avvalendosi mediamente di 23 specialisti di sicurezza informatica. Che, benché qualificati, svolgono spesso attività manuali ed eseguono molte operazioni di routine. 

Grandi aziende sempre più vulnerabili alle APT

La carenza di specialisti qualificati rappresenta di per sé una sfida per le grandi aziende, ma si traduce anche in un aumento delle retribuzioni dei dipendenti. Inoltre, la duplicazione dei dati tra i sistemi complica ulteriormente le operazioni di sicurezza, così come la telemetria isolata, che impedisce una corretta correlazione dei dati critici di sicurezza, causando lacune nel rilevamento tempestivo delle minacce.

Inoltre, i team di cybersecurity devono affrontare un numero elevato di alert e falsi positivi, ma i professionisti della sicurezza spesso non hanno il tempo necessario per condurre analisi approfondite, poiché i loro sforzi sono concentrati nella gestione di soluzioni di sicurezza multiple e diversificate.
Di conseguenza, le grandi aziende diventano sempre più vulnerabili alle sofisticate Advanced Persistent Threats (APT) e ai complessi attacchi informatici guidati dall’uomo.

I limiti finanziari e la carenza di personale delle PMI

Per quanto riguarda le Pmi, la carenza di personale e le risorse limitate rendono trascurabile la formazione continua sulla sicurezza e l’educazione dei dipendenti, aumentando il rischio di fughe di dati causate da coloro che potrebbero inconsapevolmente aiutare gli avversari informatici.

La carenza di risorse incide anche sullo sviluppo e sull’applicazione delle politiche di sicurezza, mentre i limiti finanziari impediscono alle Pmi di investire in soluzioni di sicurezza più avanzate, nonché nel personale qualificato necessario per gestirle.
Per affrontare queste sfide, le Pmi possono trarre vantaggio dall’esternalizzazione di attività di sicurezza complesse a team esperti, come i Managed Service Provider (MSP) o i Managed Security Service Provider (MSSP).

La soluzione è adottare strategie di sicurezza personalizzate

In generale, è fondamentale che le aziende trasformino la propria forza lavoro in un ulteriore livello di protezione contro i cyberattacchi. Le soluzioni di security awareness stimolano i dipendenti ad adottare un comportamento sicuro su Internet, anche attraverso esercizi di simulazione di attacchi di phishing, per insegnare al personale a riconoscere le e-mail di phishing e altre truffe di social engineering.

Mentre le grandi aziende beneficiano di economie di scala, nelle Pmi l’investimento proporzionale nella sicurezza informatica è maggiore. Questo evidenzia l’importanza di adottare strategie di sicurezza personalizzate, che rispondano alle sfide specifiche delle aziende di tutte le dimensioni.

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