Il boom dell’e-commerce italiano: digitalizzazione e innovazione le parole d’ordine

Le imprese italiane stanno accelerando il processo di trasformazione digitale, consolidando la loro presenza nel commercio elettronico e investendo in strumenti innovativi. Secondo l’Osservatorio Siti E-commerce Italiani, realizzato da Netcomm in collaborazione con Cribis, il 67,2% delle aziende ha raggiunto un elevato livello di digitalizzazione, in netto aumento rispetto al 49,2% registrato nel 2024. Questo dato riflette una maggiore attenzione verso il potenziamento delle infrastrutture web, il marketing digitale e l’ottimizzazione dei processi di vendita online.

L’adozione di tecnologie avanzate e la crescente disponibilità della banda larga hanno permesso alle imprese di migliorare la loro capacità di interazione con i clienti, offrendo esperienze d’acquisto più fluide e personalizzate.

Nuove strategie di mercato

Oltre alla digitalizzazione, le aziende italiane stanno dimostrando una maggiore predisposizione all’innovazione. I dati dell’Osservatorio evidenziano che il 30,1% delle imprese presenta un livello elevato di innovazione, mentre il 54,7% si colloca nella fascia medio-alta. Questo indice prende in considerazione fattori come la crescita della produttività, lo sviluppo di brevetti, la flessibilità manageriale e l’adozione di nuovi modelli di business orientati alla ricerca e sviluppo.

L’evoluzione del settore sta portando sempre più aziende a integrare strategie omnicanale, combinando punti vendita fisici e digitali per offrire un’esperienza d’acquisto completa e interattiva. Tuttavia, nonostante questi progressi, il percorso verso un’internazionalizzazione più solida rimane ancora lungo.

Il Made in Italy e la sfida dell’internazionalizzazione

Se da un lato il mercato italiano dell’e-commerce mostra segnali di crescita e maturazione, dall’altro la sua espansione oltre i confini nazionali risulta ancora limitata. Secondo il report, oltre il 54% delle imprese e-commerce italiane ha una presenza poco rilevante nei mercati esteri, mentre solo il 16,8% delle società di capitale ha raggiunto un alto livello di internazionalizzazione.

Per rendere il Made in Italy più competitivo su scala globale, è fondamentale adottare strategie mirate di espansione internazionale, investendo in piattaforme digitali, logistica avanzata e campagne di marketing su misura. Solo attraverso una maggiore apertura ai mercati esteri, il settore potrà cogliere le opportunità offerte dal commercio digitale globale e garantire una crescita sostenibile nel lungo termine.

Aumento delle aggressioni sul posto di lavoro: un fenomeno da contrastare

Sono tristemente in crescita gli episodi di violenza e molestia sul luogo di lavoro. Secondo un’analisi dell’Inail, nel 2023 sono stati riconosciuti 6.813 casi di aggressioni e minacce sul lavoro, escludendo quelli che hanno coinvolto studenti o animali.

Si tratta del numero più alto dal 2019, con un aumento dell’8,6% rispetto al 2022. L’incremento è particolarmente marcato per le donne, con un +14,6%, mentre per gli uomini si attesta al +3,8%.

Chi sono le vittime e i settori più colpiti

I settori più esposti al fenomeno sono quello sanitario e quello dell’assistenza sociale: nel periodo 2019-2023, quasi la metà dei casi ha riguardato lavoratrici, percentuale che nel 2023 è salita al 48%. Le donne coinvolte sono in genere più mature rispetto agli uomini, con il 40% delle vittime che ha più di 50 anni.

La gestione assicurativa dell’Industria e servizi raccoglie la quasi totalità dei casi (90%), seguita dal settore pubblico (9%) e dall’Agricoltura (1%). Nella Sanità e assistenza sociale, il 70% delle vittime è di sesso femminile.

Dove si verificano più episodi

Le aggressioni sono particolarmente diffuse nel Nord Italia, dove si concentrano sei episodi su dieci. Le regioni più colpite sono la Lombardia (18,2%), l’Emilia-Romagna (13,8%) e il Veneto (9%).

Le professioni più esposte includono infermieri, operatori sociosanitari, conducenti di mezzi pubblici, capi treno e vigili urbani.

Conseguenze e impatto psicologico

La maggior parte degli infortuni non lascia postumi permanenti, ma in circa il 10% dei casi si registrano danni con un’invalidità superiore all’1%. Le lesioni più comuni sono contusioni (56%), lussazioni (19%) e fratture (11%). La parte del corpo più colpita è la testa (30%), seguita dagli arti superiori (25%).

Tra il 2019 e il 2023 sono stati segnalati 14 decessi legati a episodi di violenza sul lavoro.

Il peso dello stress e del mobbing

Secondo il report “Non staremo al nostro posto” di We World, la violenza verbale è la forma più diffusa (56%), seguita dal mobbing (53%) e dall’abuso di potere (37%).

Lo stress, l’ansia e la depressione sono tra le principali conseguenze per le vittime, con un grave impatto sulla loro qualità di vita e sulla carriera professionale.

Strategie di prevenzione

Per contrastare il fenomeno, l’Inail ha lanciato il progetto “Valutazione dei rischi in ottica di genere”, volto a fornire strumenti pratici per la prevenzione delle violenze nei luoghi di lavoro.

L’obiettivo è creare ambienti più sicuri e inclusivi, riducendo il rischio di episodi dannosi sia dal punto di vista fisico che psicologico.

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Lavoro: più occupati, meno disoccupati e inattivi a gennaio 2025

A gennaio 2025 spetto a gennaio 2024 aumenta l’occupazione (+513mila occupati), sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+702mila) e degli autonomi (+41mila), e del calo dei dipendenti a termine (-230mila).
Come attestano gli ultimi dati rilasciati dall’Istat, anche nel primo mese dell’anno il numero di occupati sale, arrivando a 24 milioni e 222mila.

La crescita degli occupati rispetto al mese precedente coinvolge i dipendenti permanenti, che salgono a 16 milioni 447mila, i dipendenti a termine (2 milioni 663mila) e gli autonomi (5 milioni 111mila).
Su base mensile, il tasso di occupazione cresce al 62,8% (+0,4%), mentre quello di disoccupazione cala al 6,3% e quello di inattività, al 32,9%.

Un aumento che non ha genere, forma contrattuale, ed età (eccetto i 35-49enni)

A sempre a gennaio 2025, rispetto al mese di dicembre 2024, la crescita degli occupati si associa alla diminuzione dei disoccupati e degli inattivi.
L’aumento dell’occupazione (+0,6%, pari a +145mila unità) riguarda gli uomini e le donne, i dipendenti, gli autonomi e tutte le classi d’età, a eccezione dei 35-49enni, tra i quali il numero di occupati diminuisce.

Il calo delle persone in cerca di lavoro (-0,6%, pari a -9mila unità) interessa gli uomini e tutte le classi d’età, con l’eccezione dei 25-34enni, per i quali il numero di disoccupati cresce, mentre tra le donne il valore rimane stabile.
Il tasso di disoccupazione (6,3%) scende dello -0,1%, e quello giovanile cala al 18,7% (-0,3 punti).

Stesso trend a livello trimestrale 

La diminuzione degli inattivi (-1,2%, pari a -146mila unità) coinvolge entrambi i generi, i minori di 35 anni e chi ha almeno 50 anni d’età, mentre si registra un aumento di inattività tra i 35-49enni. 

Confrontando il trimestre novembre 2024-gennaio 2025 con quello precedente (agosto-ottobre 2024), si registra un aumento di 85mila occupati (+0,4%).
La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa all’aumento delle persone in cerca di lavoro (+1,4%, pari a +22mila unità) e alla diminuzione degli inattivi (-0,8%, pari a -99mila unità).

Scende il numero di chi cerca lavoro anche rispetto all’anno scorso

A gennaio 2025, il numero di occupati supera quello di gennaio 2024 del 2,2% (+513mila unità).
L’aumento riguarda gli uomini, le donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni d’età, mentre per i 15-24enni e i 35-49enni si osserva una diminuzione.

Il tasso di occupazione, in un anno, sale di 1,0 punti percentuali.
Rispetto a gennaio 2024, diminuiscono sia il numero di persone in cerca di lavoro (-10,7%, pari a -194mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,3%, pari a -158mila).

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