Turismo termale: nelle località italiane 24 milioni di presenze nel 2025

Nelle località del termali italiane le presenze turistiche stimate nel 2025 sono 24 milioni, per un fatturato diretto di oltre 5 miliardi di euro, di cui 3 miliardi spesi da visitatori internazionali.

È quanto emerge dal Rapporto Unioncamere-ISNART (Istituto Nazionale per le Ricerche Turistiche e Culturali) presentato in occasione del convegno “Il turismo termale italiano come driver di crescita del mercato”.
Dalla ricerca emerge come le destinazioni più competitive non sono quelle che offrono singoli servizi, ma quelle che riescono a costruire percorsi esperienziali coerenti, capaci di dare continuità e riconoscibilità alla vacanza all’insegna del benessere. Legando, quindi, l’esperienza delle terme con la fruizione del patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico del territorio.

Il 50% dei visitatori è alto spendente

In particolare, i turisti in vacanza nelle destinazioni delle terme italiane si stima abbiano speso quasi 2 miliardi di euro solo per alloggio e ristorazione, oltre a 1,9 miliardi per acquisto di servizi termali, wellness e attività ricreative (cultura, eventi, divertimenti e intrattenimenti per i vari target turistici) e 1 miliardo per lo shopping (abbigliamento, calzature e accessori, enogastronomia e artigianato locale, altri prodotti del Made in Italy).

Merita evidenziare come 1 turista su 2 sia da considerarsi alto-spedente, con una spesa media procapite di 256 euro al giorno, circa 90 euro in più del turista termale medio.

Sei su 10 sono habitué della della struttura

In prevalenza i turisti termali sono Millennials (30,8%) che si muovono in coppia (49,4%) o con amici (17,5%) e che scelgono località che offrono percorsi di benessere integrati, dalle acque termali ai trattamenti rigorosamente di qualità e personalizzati sulla base di esigenze e aspettative.
I fattori che incidono di più sulla scelta di dove e come trascorrere la vacanza alle terme sono in primo luogo la qualità delle acque e la disponibilità di trattamenti curativi e servizi wellness, ma 1 turista su 2 decide anche sulla base del rapporto qualità/prezzo e 2 su 5 sono attratti dalla notorietà e dal branding della destinazione. Inoltre, 6 visitatori su 10 sono habitué della località e della struttura frequentata.

Per reperire informazioni, scegliere e prenotare, il primo canale è Internet (78%). Il 50,8% dei turisti è influenzato dal web e dalle offerte promozionali (51%), mentre i social network sono decisivi per il 42,5%, anche per lasciare recensioni.

Una filiera rivitalizzata da investimenti e servizi accessori

“Da qualche anno la filiera del turismo termale italiano ha avviato un processo di rivitalizzazione, con investimenti in infrastrutture e servizi accessori – commenta  Lorena Credaro, presidente ISNART -, ma anche nel branding e nella maggiore visibilità sul web, che hanno contribuito a riposizionare la filiera su un segmento di offerta di alta gamma. Per sostenere questo cambiamento è necessaria una politica di sistema, una crescita qualitativa non solo delle singole strutture ma dell’intera filiera. E, perché no, una politica di defiscalizzazione delle spese termali, sul modello di quanto fatto da alcuni Paesi europei”.

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Libri scolastici: il conto arriva prima della campanella

Ogni anno, puntuale come il primo giorno di scuola, arriva anche il conto dei libri. Un passaggio quasi obbligato per milioni di famiglie italiane, che coinvolge circa 8 milioni di studenti e oltre un milione di insegnanti.

La spesa non è banale: mediamente si parla di 580 euro per l’intero ciclo della scuola media e di circa 1.250 euro per le superiori. Cifre che, messe insieme ad altre spese quotidiane, finiscono per pesare più di quanto si vorrebbe.

L’Antitrust svolge un’indagine ad hoc

A fotografare il settore è stata l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha appena concluso un’indagine conoscitiva sull’editoria scolastica. Un lavoro lungo, condotto confrontandosi con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, gli editori e l’Associazione Italiana Editori.

Al termine dell’analisi, l’Autorità ha inviato una segnalazione alle istituzioni competenti, indicando possibili correttivi e annunciando che continuerà a tenere d’occhio l’evoluzione del mercato.

Un mercato grande, ma poco aperto

Il giro d’affari dei libri scolastici nuovi vale ogni anno circa 800 milioni di euro, a cui si aggiungono circa 150 milioni legati all’usato. I prezzi dei testi nuovi crescono più o meno in linea con l’inflazione, ma il problema è che il potere d’acquisto delle famiglie non tiene lo stesso passo. A complicare il quadro ci sono aiuti economici distribuiti in modo disomogeneo sul territorio e un mercato fortemente concentrato: quattro grandi gruppi editoriali controllano oltre l’80% delle vendite.

C’è poi il tema degli sconti. La legge fissa un tetto massimo del 15% sul prezzo di copertina, un limite che secondo l’Antitrust riduce la concorrenza e lascia poco margine ai consumatori. Allo stesso tempo, l’Autorità non chiude la porta a possibili accordi collettivi tra editori e rivenditori, se capaci di tradursi in condizioni più favorevoli per chi acquista.

Digitale, un’occasione colta a metà

Sulla carta, il digitale avrebbe dovuto alleggerire costi e zaini. Nella pratica, però, resta poco sfruttato. Quasi tutte le classi adottano libri misti, cartacei e digitali, ma solo una parte minima delle licenze digitali viene realmente attivata. Tra i motivi ci sono piattaforme poco compatibili tra loro e condizioni di utilizzo che penalizzano l’usato e il comodato.

Anche le risorse educative open source e le autoproduzioni scolastiche potrebbero aiutare a ridurre le spese e a innovare la didattica, ma senza regole più chiare e incentivi concreti restano ai margini.

Qualche spiraglio per il futuro

Negli ultimi mesi sono emersi segnali di apertura: licenze più flessibili, maggiore trasparenza tra le edizioni, accessi digitali più semplici e soluzioni modulari per alleggerire libri e costi. Resta da capire se dalle promesse si passerà davvero ai fatti.

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