Creator: chi sono i nuovi protagonisti del mercato digitale in Europa?

Lavoro “vero” o semplicemente una passione che permette di far guadagnare un piccolo extra? Cosa comporta essere – o voler essere – un creator? Lo vediamo ogni giorno sui social: tantissimi italiani provano a trasformare la creazione di contenuti in una carriera.

E proprio l’Italia guida la classifica europea per numero di creator a tempo pieno: il 35% di chi lavora nel settore ha fatto di questa attività la propria occupazione principale. È uno dei dati più rilevanti emersi dallo studio “Creator Economy 2025”, condotto da Kolsquare, realtà francese specializzata in influencer marketing.

Etica prima del compenso: i creator scelgono in base ai valori

Tra le motivazioni che guidano la scelta di un brand con cui collaborare, spicca per il 62% dei creator italiani la condivisione dei valori. Il compenso, sebbene importante, viene al primo posto solo per il 36%.

Trasparenza e sostenibilità sono invece considerati fondamentali per costruire fiducia con il proprio pubblico. Quasi la metà promuove contenuti legati all’ambiente, mentre il 47% si impegna su temi di inclusione e diversità.

I guadagni però non sono alti 

Nonostante la crescita del settore, riporta Askanews, i guadagni restano bassi per molti. Il 74% degli intervistati dichiara entrate inferiori a 5.000 euro al mese, e il 35% non supera i 1.000 euro. Il gender gap è evidente: le donne guadagnano meno dei colleghi uomini e sono meno rappresentate nelle fasce di reddito più alte.

Creator multitasking tra passione, lavoro e AI

Solo il 28% considera questa professione il proprio unico impiego. Il resto affianca altre attività, spesso nel campo del marketing. L’80% usa strumenti di intelligenza artificiale per generare idee, scrivere testi e analizzare dati. Nonostante ciò, molti lamentano ritardi nei pagamenti, richieste eccessive dai brand e stress dovuto ai ritmi elevati.

Instagram è la piattaforma dove si guadagna di più 

Instagram è la principale fonte di reddito per il 53% dei creator, seguito da TikTok e YouTube. Cresce l’uso di programmi di affiliazione e collaborazione diretta, soprattutto in Italia e Germania, dove si prevede un forte incremento degli investimenti nei micro influencer.

Un ecosistema che si evolve continuamente

Secondo Federico Spinelli, country manager Italia di Kolsquare, il futuro della creator economy passa per tre direttrici: affiliazione, piccoli creator con community attive e nuove modalità di vendita integrata.

In un contesto di budget ridotti e mercati instabili, i brand cercano risultati concreti. E i creator, sempre più professionisti, sembrano pronti alla sfida.

Pubblicato
Categorie: Cultura

Frodi creditizie, nel 2024 più colpiti i prestiti personali. Importo medio +3,2

Lo evidenzia l’ultima analisi dell’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie: nonostante il leggero calo del numero di frodi creditizie rilevate (-4,6%), la tendenza verso danni economici medi è sempre più rilevante.
Nel 2024 si rileva una netta diminuzione dei casi di frode di piccolo importo: quelle inferiori a 1.500 euro rappresentano il 20,2% del totale, -30% rispetto all’anno precedente.

Rispetto al 2023 cresce l’importo medio frodato (+3,2%), mentre il valore complessivo dei danni causati rimane stabile. E sono iIn forte crescita i casi di frode su prestiti personali.

Una polarizzazione verso importi medi e medio-alti

Nel 2024 in Italia sono stati registrati quasi 31.000 casi di frodi creditizie basate sul furto di identità, con un importo medio per frode superiore a 4.800 euro e un valore economico complessivo che sfiora 150 milioni di euro.
La tendenza indica come i criminali mirino a valori sempre più consistenti. Infatti, crescono i casi nella fascia 1.500-3.000 euro (+11,3%), e soprattutto, si registra quasi il raddoppio (+92,7%) dei casi tra 3.000 e 5.000 euro, che attivano a rappresentare il 15,2% del totale.

Al contrario, le frodi tra 5.000 e 10.000 euro sono in lieve calo (-6,2%), mentre aumentano sensibilmente anche quelle oltre 10.000 euro (+29,4%), a conferma di una polarizzazione verso importi medi e medio-alti.
Solo le frodi sopra 20.000 euro mostrano una flessione (-12,1%), segno che i colpi più eclatanti restano meno frequenti, ma le perdite complessive restano ingenti.

In riduzione le truffe sui prestiti finalizzati

Il prestito finalizzato si conferma la forma di finanziamento più colpita, anche se la sua incidenza continua a ridursi (34,4% dei casi, -23,8% rispetto al 2023). Tuttavia, l’importo medio delle frodi su prestiti finalizzati cresce in modo significativo (+16,7%), attestandosi a quasi 7.000 euro.
(+65,9%), che ora rappresentano oltre un quarto del totale e hanno un importo medio superiore a 16.600 euro, segno che i frodatori cercano prodotti finanziari più flessibili.

Le frodi su carte di credito, incluse le revolving, sono in calo (-11,2%), mentre si conferma la crescita delle truffe legate al Buy Now, Pay Later (BNPL) che pur restando residuali (5,7%), riflettono la maggiore esposizione ai rischi digitali.

Aumentano i finanziamenti fraudolenti per spese professionali

Dei beni acquistati con finanziamenti fraudolenti oltre il 10% riguardano spese per la casa, soprattutto elettrodomestici (28,7%), auto-moto (9,6%), elettronica/informatica/telefonia (5,4%), arredamento (5,2%) e immobili/ristrutturazione (5,0%).
Da segnalare il forte aumento delle frodi sulle spese professionali (+51,5%), che comprendono l’avvio di attività, corsi e formazione.

Quanto al profilo delle vittime sono i giovani tra 18-40 anni a risultare più vulnerabili. A livello territoriale, Lombardia, Campania, Sicilia e Lazio si confermano le regioni con il maggior numero di casi, seguite da Puglia e Piemonte. La Lombardia, in particolare, registra una crescita significativa (+6,3%), consolidando la sua posizione di regione più colpita.

Pubblicato
Categorie: Economia

Città italiane: migliora il verde urbano, l’aria che respiriamo… no

Il miglioramento c’è stato, per fortuna: le metropoli del Belpaese hanno messo a segno qualche punto in più in termini di sostenibilità e di verde. Le città italiane, infatti, stanno investendo in interventi su mobilità dolce, energie rinnovabili e spazi verdi. La qualità dell’aria, invece, continua a rappresentare una delle principali criticità.

Secondo i più recenti dati pubblicati dall’Istat nel report ‘Dati ambientali nelle città’, molte delle 109 amministrazioni capoluogo si trovano ad affrontare livelli elevati di inquinanti atmosferici, come ozono e polveri sottili.

Inquinamento ancora sopra i livelli di sicurezza

Anche se c’è stato qualche lieve miglioramento, l’aria che si respira nei principali centri urbani italiani è spesso dannosa per la salute.

Le concentrazioni di particolato e ozono continuano a superare i limiti suggeriti dagli organismi sanitari, evidenziando la necessità di interventi più incisivi e sistemici.

La mobilità si trasforma: più bici, meno condivisione

Negli ultimi cinque anni, le piste ciclabili si sono allungate del 27,4%, segno di una crescente attenzione alla mobilità a basso impatto. Il trasporto pubblico, dopo il calo legato al Covid-19, è tornato su livelli simili al periodo pre-pandemia. In questo scenario, tutto sommato positivo, c’è un ma: oltre il 40% degli autobus in circolazione ha più di dieci anni.

Segnali contrastanti arrivano invece dalla mobilità condivisa: il car sharing recupera terreno, mentre altri servizi mostrano un lieve calo.

Più alberi e aree verdi 

Le aree verdi accessibili alla popolazione crescono lentamente, con una media dello 0,4% annuo dal 2011. Più significativo il dato sulle nuove superfici boschive urbane, aumentate del 6,7% in un anno. Queste azioni puntano a mitigare l’effetto delle isole di calore e a migliorare il microclima cittadino.

Sì a rinnovabili ed elettrico

Le fonti di energia pulita guadagnano terreno: nel 2023, la potenza degli impianti fotovoltaici installati è salita del 17,5%. In parallelo, cresce la rete per la mobilità elettrica, con un aumento del 34,5% delle colonnine di ricarica sul territorio urbano.

Le città come centri di sperimentazione ambientale

Con circa un terzo della popolazione residente nei capoluoghi, le città italiane sono al centro della transizione ecologica.

Le amministrazioni locali sono chiamate a trovare un equilibrio tra innovazione, tutela dell’ambiente e qualità della vita, trasformando lo spazio urbano in un ecosistema più sano e vivibile per tutti.

Pubblicato
Categorie: Cultura