Gli animali da compagnia? I migliori alleati contro lo stress

Una palla di pelo scaccia tutti i pensieri negativi, meglio di qualunque altra cosa. Quando la giornata è complicata e lo stress prende il sopravvento, molti italiani preferiscono rifugiarsi nella compagnia del proprio animale domestico. A rivelarlo è un’indagine internazionale condotta da Mars Petcare, leader nel settore della cura degli animali, in collaborazione con Calm, app per la salute mentale.

Il sondaggio, che ha coinvolto oltre 30.000 proprietari di pet in 20 Paesi, mostra un dato curioso ma significativo: in Italia, il 55% degli intervistati sceglie di passare del tempo con il proprio cane o gatto nei momenti di stress, preferendolo al partner (32%), agli amici (23%), alla famiglia (20%) e perfino ai figli (17%).

Una fonte silenziosa di serenità

Non si tratta solo di compagnia. Secondo l’89% degli italiani intervistati, gli animali domestici contribuiscono attivamente al benessere mentale dei loro padroni. Non è necessario che facciano nulla di straordinario: la sola presenza del loro amico a quattro zampe riesce a trasmettere calma e conforto.

Il 63% afferma che il proprio pet offre supporto semplicemente stando accanto nei momenti difficili, mentre un altro 16% trova sollievo nel parlare al proprio animale, confidando pensieri e preoccupazioni senza timore di giudizio.

Vivere il presente, grazie agli amici a quattro zampe

Secondo Tammie King, esperta di comportamento animale e responsabile della ricerca al Waltham Petcare Science Institute, questi piccoli gesti quotidiani rappresentano veri e propri strumenti naturali di benessere. Le interazioni con i pet, anche solo una carezza, possono infatti stimolare la produzione di ossitocina, l’ormone legato alla felicità e alla connessione emotiva.

“Spesso non ci accorgiamo di quanto i nostri animali ci restituiscano in termini di equilibrio e serenità”, sottolinea King. “Rivedere quelle che sembrano semplici interruzioni nella routine come inviti a rallentare e a vivere il momento può cambiare la percezione delle nostre giornate”.

Un antidoto alla vita iperconnessa

In un’epoca dominata da schermi, impegni e stimoli continui, gli animali domestici si rivelano preziosi compagni di quiete.

Non solo ci aiutano a staccare, ma ci riportano a una dimensione più umana, fatta di ascolto, presenza e affetto incondizionato.

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Cybersecurity e IA: nel 2025 solo il 4% delle imprese è davvero pronto

Sarà uno dei tempi più importanti del imminente futuro: stiamo parlando della sicurezza informatica. Ad aggiungere qualche dato ci pensa l’ultimo Cybersecurity Readiness Index 2025 di Cisco, che rivela che il livello di preparazione delle imprese rispetto alle minacce informatiche rimane sorprendentemente basso.

A livello globale, solo il 4% delle aziende ha raggiunto uno stato di maturità sufficiente a fronteggiare in modo efficace gli attacchi informatici più avanzati. Un dato che migliora appena rispetto al 2024, quando la percentuale si fermava al 3%.

L’intelligenza artificiale è una risorsa… ma anche un rischio

L’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente il modo in cui le aziende gestiscono la sicurezza digitale, ma introduce anche nuove vulnerabilità. In Italia, l’82% delle organizzazioni ha già sperimentato almeno un attacco legato all’utilizzo dell’IA.

Nonostante ciò, meno della metà degli intervistati ritiene che il proprio team sia davvero consapevole di come i criminali informatici stiano sfruttando queste tecnologie per colpire.

Infrastrutture frammentate e scarsa consapevolezza

Il rapporto evidenzia che il 39% delle aziende italiane ha subito attacchi a causa di sistemi di sicurezza disomogenei.
A preoccupare maggiormente sono le minacce esterne, indicate dal 66% degli intervistati come fonte principale di rischio, a fronte di un 34% che teme di più gli attacchi interni.

L’Italia tra IA generativa e IA ombra

Nel nostro Paese, vari strumenti di IA generativa vengono già utilizzati dal 61% dei dipendenti tramite soluzioni approvate dalla policy aziendale. Preoccupa invece la scarsa supervisione: l’80% dei responsabili IT non ha piena visibilità sull’interazione tra i lavoratori e questi strumenti. A ciò si aggiunge il timore crescente legato all’“IA ombra”, ovvero software installati senza autorizzazione, che il 68% delle organizzazioni fatica a rilevare.

Sono carenti sia gli investimenti sia le competenze

Mentre il 98% delle aziende dichiara di voler aggiornare la propria infrastruttura IT, solo il 9% dedica più del 20% del budget alla cybersecurity.

Inoltre, l’83% lamenta una carenza di esperti nel settore, con oltre la metà delle imprese che segnala decine di posizioni vacanti in ambito sicurezza.

Il futuro è ancora da scrivere 

Lo scenario è certamente complesso, ma per fortuna le soluzioni ci sono. Consolidare le infrastrutture di difesa, aumentare la consapevolezza interna e puntare sull’intelligenza artificiale per il rilevamento e la risposta agli attacchi sono oggi le chiavi per una cybersecurity efficace e resiliente.

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