L’Italia è sempre più digitale, ma non tutti riescono a tenere il passo. Secondo l’ultimo report Eurispes, oggi quasi 52 milioni di italiani hanno accesso a Internet, pari all’87,7% della popolazione. Restano però oltre sette milioni di esclusi, concentrati soprattutto tra anziani, famiglie con redditi bassi e nelle aree interne del Paese (Digital 2024 Global Overview Report).
Il dato fa riflettere: non basta avere a disposizione la rete, bisogna anche saperla usare. L’Italia, con un’età media tra le più alte d’Europa (47,9 anni), sconta un forte divario generazionale. I nativi digitali padroneggiano con naturalezza le tecnologie, mentre gli over 65 hanno molte più difficoltà. resta più complicato.
Lo smartphone è il primo strumento di connessione
Per la maggior parte degli italiani lo smartphone è il principale strumento di connessione. Il computer, fisso o portatile, viene utilizzato solo dalla metà della popolazione. Questo però limita la possibilità di sfruttare servizi complessi, come SPID, CIE o piattaforme di formazione online.
I dati Istat segnalano un paradosso: i giovani passano in media oltre due ore al giorno sui social, ma solo il 18% utilizza Internet per attività formative o di partecipazione civica. La digitalizzazione, insomma, cresce nei numeri, ma non sempre nella qualità.
Quando il digitale diventa “fatica”
La vita online porta con sé nuove vulnerabilità. Il sovraccarico informativo, fatto di notifiche, news e aggiornamenti costanti, genera ansia e distrazione cronica. È la cosiddetta “fatica da social media”, che riduce concentrazione e benessere.
Accanto a questo emerge la FOMO, la paura di restare fuori da ciò che accade. In Italia oltre il 70% degli adolescenti dice di provare ansia se non è sempre connesso (Iss). Stories e messaggi a tempo alimentano la sensazione di doversi tenere sempre aggiornati, anche a costo di sacrificare la qualità delle relazioni.
Identità e dipendenza
Nell’era dei like e delle visualizzazioni, l’identità personale si gioca anche online. Mostrarsi, raccontarsi, performare: esiste una forte pressione a mantenere un’immagine curata e “ottimizzata”, con ripercussioni su autenticità e autostima.
A questo si aggiunge il tema della dipendenza. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, più del 30% degli adolescenti italiani mostra segnali di utilizzo compulsivo dello smartphone. Non solo ragazzi: anche adulti e lavoratori vivono forme di dipendenza silenziosa, tra e-mail, chat e acquisti online. L’OMS ha già riconosciuto il “gaming disorder” come patologia, ma la dinamica della ricompensa immediata ormai caratterizza tutte le piattaforme digitali.
Obiettivo inclusione
Oggi in Italia quasi tutti hanno accesso alla rete. Il prossimo passo, sarà quello di trasformare la connessione in competenza, consapevolezza e inclusione. Perché il digitale non deve essere un muro che divide, ma un mezzo di unione.