La scuola, il cortile, le chat, i social. Sono questi gli spazi in cui oggi si consumano molti atti di bullismo tra gli adolescenti. Non si tratta di episodi sporadici: secondo una ricerca dell’ISTAT condotta nel 2023, oltre il 68% degli adolescenti italiani tra 11 e 19 anni ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di emarginazione, insulto o aggressione fisica, sia dal vivo che online.
In quasi un caso su cinque, queste situazioni sono ricorrenti e vissute più volte al mese. E tra gli 11-13enni, la percentuale sale al 23,7%, segno che le fasce più giovani sono particolarmente esposte. Insomma, è un problema grave che coinvolge oltre due terzi dei ragazzi.
Differenze territoriali: va peggio al Nord
I dati mostrano una differenza anche su base geografica. Se nel Mezzogiorno un ragazzo su tre afferma di non aver mai subito comportamenti offensivi, al Nord le vittime abituali sono di più.
Il Nord-Est, in particolare, registra il dato più elevato di bullismo ripetuto: il 22,1%.
Forme diverse, stesso impatto
Il bullismo non si manifesta sempre allo stesso modo. Può essere diretto, con insulti o aggressioni, oppure indiretto, come l’esclusione sociale o la diffusione di pettegolezzi. Le offese verbali sono la forma più frequente: più della metà degli adolescenti ha ricevuto insulti. Le aggressioni fisiche coinvolgono invece circa 1 giovane su 10.
Le ragazze sono più frequentemente isolate o escluse, mentre i ragazzi subiscono più insulti e violenze fisiche. Anche l’età influisce: gli 11-13enni riportano più offese e diffamazioni, mentre tra i 14-19enni crescono le segnalazioni di minacce e atti fisici.
Quando il fenomeno è online
Con la diffusione dei social media, il bullismo ha trovato nuovi spazi. Il cyberbullismo colpisce oggi oltre un terzo dei ragazzi. Tra questi, il 9% dei maschi racconta di essere stato bersaglio di attacchi online in modo continuativo.
Le offese digitali superano spesso quelle “dal vivo”, soprattutto tra i ragazzi più connessi.
Serve una risposta collettiva
Il bullismo, in tutte le sue forme, è un fenomeno complesso che va affrontato con strumenti adeguati. Famiglie, scuole e istituzioni devono collaborare per creare ambienti più sicuri, inclusivi e rispettosi. I dati ci mostrano dove intervenire.
Ora serve il coraggio di farlo.