I nati dal 1997 al 2012 compongono la cosiddetta generazione Alpha/Zeta. Disorientati dall’alternanza di modelli di riferimento, l’invadente presenza di tecnologia e social media e la percezione di una distanza da parte di scuole e istituzioni, chi ha tra 15 e 18 anni segnala un progressivo affievolimento dell’ottimismo e una fiducia indebolita nei confronti di scuola, insegnanti, relazioni sociali e familiari.
Ma uno su 2 vuole proseguire gli studi dopo il diploma, soprattutto le ragazze e gli studenti del liceo. L’idea che possedere una laurea oggi sia necessario per trovare opportunità lavorative valide, rappresenta la motivazione più diffusa a proseguire gli studi.
Emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio Teens realizzato da Eumetra in partnership con Excellentia.
Il rapporto con la scuola
I giovani si sentono poco preparati ad affrontare la vita universitaria/lavorativa dopo il diploma, per questo richiedono più strumenti alla scuola che frequentano.
Ma con il crescere dell’età aumentano le criticità nella relazione con i docenti. Gli studenti più grandi sono meno appassionati alle materie e meno stimolati a dare il meglio.
E se 1 studente su 4 è ancora indeciso sul proprio futuro, l’idea di andare a lavorare è più diffusa tra i maschi e tra chi frequenta un istituto tecnico/professionale.
Tuttavia, gli studenti che devono decidere cosa fare del proprio futuro (71%) percepiscono il supporto delle scuole inadeguato. E per il 68% la scuola non sta preparando al mondo del lavoro.
La “Scuola del futuro”
Nuovi metodi e personalizzazione del programma sono tra i principali auspici per i ragazzi se viene domandato loro di progettare la ‘Scuola del futuro’. Anche il contesto ambientale rappresenta un elemento su cui si sperano cambiamenti positivi, mentre meno interesse suscita la didattica a distanza.
La ‘Scuola’ viene immaginata con un piano di studi personalizzato in un edificio tipo campus con spazi di aggregazione per lo studio e lezioni in presenza.
Ma l’atteggiamento verso il futuro è poco ottimista, in particolare tra le ragazze e gli studenti di istituti tecnico/professionali. E il pessimismo aumenta al crescere dell’età: a 15 anni, 1 su 2 vede il futuro come un’occasione, a 16 questa percentuale scende al 43%, a 17 al 39% e a 18 al 31%.
Famiglia con figli? No grazie
Crescendo si perde interesse nel coltivare hobby e accrescere il bagaglio culturale. Sicurezza economica e lavorativa sono meno ambite, con una maggiore focalizzazione sulla possibilità di fare carriera.
Avere una propria famiglia è la prospettiva più diffusa, ma crescendo diminuisce l’intenzione di avere figli. E più si cresce, meno si vorrebbe restare nel proprio luogo di origine. I più grandi si trasferirebbero all’estero o in una regione italiana diversa.
In generale, con l’età si ripongono aspettative più basse nei confronti della propria vita professionale futura. Inoltre, il 23% non sa cosa vuole fare da ‘grande’, e per il 17% è importante trovare un lavoro qualsiasi, basta che garantisca uno stipendio.