Italia paese di inventori: nel 2022 depositate 4.864 domande di brevetti

Nel corso del 2022, le aziende e gli inventori italiani hanno depositato un totale di 4.864 domande presso l’Ufficio europeo dei brevetti (Epo). Si tratta del secondo “record” più alto della storia, dopo l’export di 4.920 domande registrato nel 2021. Nonostante la diminuzione dell’1,1% rispetto all’anno precedente, il numero complessivo di richieste rimane elevato, grazie all’incremento costante del 6,5% nel 2021 e del 3,4% nel 2020, anni di pandemia. Nel corso degli ultimi cinque anni, le domande di brevetto provenienti dall’Italia sono cresciute del 10% in totale.

Crescono le innovazioni in tema green

Secondo l’indice dei brevetti del 2022, l’Epo ha ricevuto un totale di 193.460 domande, registrando un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente e stabilendo un nuovo record. Il presidente dell’Epo, António Campinos, ha dichiarato che si sta assistendo a una crescita solida e sostenuta delle domande di brevetto per le innovazioni verdi, le tecnologie per l’energia pulita e altri metodi per generare, distribuire o immagazzinare elettricità.

Lombardia la prima italiana per inventiva

In Italia, otto regioni si sono posizionate tra le prime cento in Europa per il numero di domande di brevetto presentate all’Epo. La Lombardia è stata la regione italiana con il maggior numero di domande, con 1.547 richieste, piazzandosi al dodicesimo posto in Europa. Al secondo e al terzo posto si sono posizionate rispettivamente l’Emilia Romagna, con il 24esimo posto in Europa, e il Veneto, al 32esimo posto.
Le altre regioni italiane incluse nella classifica sono state il Piemonte, la Toscana, il Lazio, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige, rispettivamente al 41esimo, 64esimo, 92esimo, novantesimo e 41esimo posto in Europa. L’Umbria è stata la regione che ha registrato la maggior crescita, con un aumento del 82,8%, seguita dalla Valle d’Aosta (+62,5%), dalla Basilicata (+33,3%) e dalla Campania (+20,2%).

Tre regioni italiane rappresentano il 60% delle domande

La Lombardia rappresenta la regione italiana con il maggior numero di richieste di brevetto, con il 31,8% del totale delle domande italiane. L’Emilia Romagna (16,2%) e il Veneto (14%) sono rispettivamente al secondo e al terzo posto. Queste tre regioni rappresentano più del 60% di tutte le domande di brevetto dall’Italia all’Epo. Qualunque sia la provenienza della domanda – e non sorprende che arrivi dalle aree più produttive dello stivale – il nostro Paese si conferma una fucina di creatività e innovazione. 

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Crisi demografica e università: -20% immatricolazioni nel 2040

A causa della crisi demografica, nel 2040 tutti i 10 grandi atenei italiani che oggi attraggono il maggior numero di studenti da altre regioni potrebbero registrare contrazioni nelle immatricolazioni fuori sede superiori al 20%. In particolare, il fenomeno riguarderebbe gli atenei di Bologna, quello di Ferrara, La Sapienza di Roma, il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, l’Università Cattolica di Milano, e ancora, gli atenei di Perugia, Padova, Parma e Trento. Insomma, fra vent’anni gli atenei italiani rischiano quasi di scomparire per colpa della crisi demografica. Secondo l’ultimo rapporto di Talents Venture il declino demografico dei giovani di età compresa tra i 18 e i 21 anni pone questioni rilevanti di sostenibilità per il sistema universitario italiano.

A rischio molti corsi di laurea

In pratica, quindi, molti corsi di laurea potrebbero sparire per l’assenza di un numero sufficiente di alunni, con inevitabili ripercussioni sul corpo docente e sul livello di competenze tecniche e professionali disponibili sul mercato del lavoro italiano. Il declino è sostanzialmente irreversibile: i giovani che nel 2040 avranno tra i 18 e i 21 anni sono nati tra il 2019 e il 2022, e questo declino potrebbe tradursi direttamente in una diminuzione di domanda formativa per gli atenei. A oggi, infatti, i giovani tra i 18 e i 21 anni costituiscono circa il 90% degli immatricolati degli atenei italiani.

L’inverno demografico inizia a farsi sentire

La situazione è più critica nel Sud Italia. Di fatto, gli atenei più esposti al declino demografico nei prossimi anni saranno quelli le cui sedi didattiche sono situate nel Mezzogiorno. Gli atenei che potrebbero vedere ridursi maggiormente in termini percentuali gli immatricolati ‘in sede’, ovvero, senza considerare i ‘fuori sede’, che arrivano nelle sedi didattiche da altre province, sono quelli di Enna KORE, della Basilicata, di Foggia, Sannio e la Federico II di Napoli. Questi atenei potrebbero assistere a una riduzione degli immatricolati ‘in sede’ nelle proprie facoltà didattiche tra il 15% e il 24% entro il 2030 rispetto all’anno accademico 2021-2022. Insomma, l’inverno demografico inizia a farsi sentire.

In crisi gli atenei del Mezzogiorno e del Centro-Nord

La riduzione demografica del Mezzogiorno riguarderà però anche i grandi atenei del Centro-Nord, che dalle regioni del Sud e dalle Isole attraggono molti studenti fuori sede. L’università La Sapienza di Roma, ad esempio, nel 2030 potrebbe registrare riduzioni degli immatricolati fuori sede provenienti da altre regioni del 6% rispetto ai valori all’anno accademico 2021-2022. Questo, a causa della diminuzione della popolazione di 18-21enni, che in questi anni riguarderà Sicilia, Puglia, Campania, Calabria e Basilicata.

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Cosa si aspettano le persone dai brand?

Oggi chi consuma chiede al mondo delle imprese di uscire da una logica legata unicamente al profitto, e di essere più attenta al benessere della società. E queste richieste si fanno ancora più insistenti in un momento di forte difficoltà e incertezza come quello attuale. Nel corso degli ultimi anni, l’Osservatorio Civic Brands, il progetto nato nel 2019 dalla collaborazione tra Ipsos e Paolo Iabichino (direttore creativo e co-fondatore dell’OCB) ha registrato una profonda trasformazione nel rapporto tra le aziende e i consumatori. Durante l’evento No Purpose, No Party, dedicato ai civic brands, è stata presentata l’ultima rilevazione dell’Osservatorio condotta da Ipsos a dicembre 2022.

Attivismo genuino ed economicamente tangibile

Dalla rilevazione dell’Osservatorio emerge come oltre un intervistato su 2 (56%) dichiari di essere attento ai comportamenti in ambito sociale, culturale o politico da parte delle aziende. Al contempo, secondo gli intervistati, in un periodo caratterizzato dal caro vita come quello che stiamo vivendo l’attivismo dei brand si dovrebbe tradurre in un supporto tangibile al consumo, ovvero in un aiuto reale ed economico. Vicinanza e fiducia sono quindi le richieste che emergono dall’analisi Ipsos. Il 79% degli intervistati, infatti, sostiene che marche e aziende dovrebbero agire principalmente per contribuire a porre un freno al continuo incremento dei prezzi. Insomma, dovrebbero mostrare un’attitudine people centric e una richiesta di concretezza quando si parla di attivismo e impegno di marca.

Come non perdere il favore dei consumatori?

Ma nel confronto con i dati raccolti nel 2021 si registra un aumento di chi dichiara di non credere all’impegno delle marche in ambito sociale, culturale o politico. Troppo spesso, infatti, consumatori e consumatrici percepiscono le dichiarazioni di impegno da parte delle aziende solo come un modo per ‘lavarsi la coscienza’ (56%, +5% vs. 2021), oppure dichiarano che in fondo l’unico interesse reale delle aziende è e rimane il profitto (51%, +7 % vs. 2021).  Quasi la metà delle persone intervistate (47%) ha addirittura smesso di comprare alcuni prodotti o servizi di marche e aziende perché deluso dal loro comportamento in ambito sociale, culturale o politico, percentuale leggermente in crescita rispetto alla scorsa rilevazione (+3 punti vs. 2021). Risulta fondamentale, quindi, procedere con cautela e genuinità per non rischiare di perdere il favore dei consumatori.

Agire per il bene collettivo richiede trasparenza

“L’attenzione verso il ruolo sociale, politico, culturale che marche e aziende devono giocare per la collettività, cresce di pari passo alle aspettative nei loro confronti – commenta Andrea Fagnoni, Chief Client Officer Ipsos e co- fondatore dell’OCB -. Raccogliere questa richiesta e agire per il bene collettivo richiede però impegno, costanza e soprattutto trasparenza e dialogo con tutti gli interlocutori, siano essi istituzionali che singole comunità di individui. Non può esistere oggi impegno da parte di marche e aziende senza un chiaro patto di fiducia con i cittadini”.

Cos’è lo smart spending, il nuovo trend per contenere le spese?

L’aumento del costo della vita si è fatto sentire, e tante famiglie sono alla ricerca di consigli e idee su come risparmiare, soprattutto nell’ambito dell’elettricità e della spesa alimentare. Tanto che la routine famigliare e l’organizzazione della vita domestica si confermano al primo posto per la media di ricerche mensili su Google. Insomma, il trend dello ‘smart spending’, ovvero, come gestire le spese di casa in un’ottica di risparmi, è confermato anche da un’indagine commissionata da HelloFresh, che ha esplorato le tendenze di ricerca per capire come sono cambiate le abitudini di risparmio degli italiani negli ultimi mesi. E Silva Bucci, co-fondatrice di APOI, Associazione Professional Organizers Italia, ha stilato alcuni tips per pianificare la vita famigliare spendendo in modo intelligente.

Evitare gli sprechi di cibo dando valore all’alimentazione

Tenere traccia delle entrate e uscite è facile, ma il passo successivo è vedere quanto si spende e per cosa, per poi capire dove diminuire, aumentare e spostare a seconda delle priorità. Ma un’alimentazione corretta ed equilibrata nasce da una scelta consapevole dei prodotti, e dalla pianificazione dei pasti a seconda delle esigenze e dei gusti di tutta la famiglia. Istituire la giornata ‘zero spese’, poi, significa abituarsi a non spendere assolutamente nulla per un giorno alla settimana. Per farlo basta organizzarsi: ad esempio, fare colazione a casa e portare pranzo e spuntini in ufficio, in modo da allenarsi a spendere con più attenzione trovando soluzioni alternative.

Redigere un piano preciso di spese con il metodo 50/30/20

Il metodo consiste nel suddividere il reddito mensile in tre categorie, destinando circa il 50% ai costi fissi, il 30% a svago e desideri, e il 20% al risparmio. In questo modo sarà facile monitorare le proprie finanze. Le spese per acqua, luce, gas e manutenzione sono costi fissi da tenere sotto controllo. Anche in questo caso, bastano piccole accortezze: vestirsi un po’ più pesanti e abbassare il riscaldamento, spegnere l’acqua della doccia mentre ci si insapona, utilizzare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico, o preferire le lampadine Led.

Ripartire con nuove abitudini

E in cucina? In tema di buona gestione dell’economia familiare, riporta Ansa tutto ciò che ruota intorno alla tavola e alla spesa sono veri hot topic. Carne e pesce, ad esempio, sono gli alimenti più difficili da gestire per rispettare il budget prefissato, tanto che le ricerch,e su Google su come cucinarli spendendo meno sono aumentate rispettivamente del +47% e del +49%.
“Specialmente in questo particolare momento è più che mai importante e necessario fare attenzione alla nostra alimentazione ed essere consapevoli in merito a ciò che mangiamo, quanto investiamo in cucina in termini economici e di tempo – commenta Silva Bucci -. Ci vengono in aiuto l’organizzazione e la pianificazione per ripartire con nuove abitudini, che ci permettono di scegliere cosa acquistare e come mangiare in modo sostenibile e di qualità”.

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Come tenere al sicuro i figli nelle attività online?

Sono soprattutto i bambini a rischiare di cadere vittime dei cybercriminali, tuttavia, in quanto nativi digitali, assimilano con rapidità tutto quanto è legato alle tecnologie. Ma come aiutarli a muoversi in rete in modo sicuro? Secondo Acronis per una ‘Cyber Protection’ efficace è necessario seguire alcune indicazioni. Oltre il 40% dei ragazzi connessi tra i 10 e i 14 anni ammette infatti di parlare online con sconosciuti. I genitori possono quindi intraprendere alcune azioni che garantiscono ai figli massima protezione senza incrinare gli aspetti sociali positivi, ad esempio, del gaming. Come? Verificare, ad esempio, che le opzioni di chat siano disattivate, e ricordare ai ragazzi di utilizzare la funzionalità di ‘blocco’ di cui dispongono i giochi, applicandola liberamente a chiunque li faccia sentire a disagio.

Impedire ai ragazzi di acquistare sul web

Oltre a intervenire per proteggere i figli dagli sconosciuti, è altrettanto importante accertarsi che non possano acquistare nulla tramite app o siti web. Sono soprattutto i giochi sui dispositivi mobile a rendere facile l’acquisto di valute o cosmetici, con una procedura nota come microtransazione. Fare quindi in modo che i pagamenti siano possibili solo tramite password, bloccando pin, impronta digitale o altri metodi di pagamento. Inoltre, i ragazzi devono imparare quali informazioni possono condividere e quali devono rimanere private. Anche le conversazioni tra amici o le informazioni personali archiviate nei profili online possono potenzialmente finire nelle mani delle persone sbagliate. Verificare perciò che i profili online dei ragazzi siano privati, quindi visibili soltanto a persone autorizzate.

Controllare le impostazioni degli account

Oltre alla possibilità di impostare l’account come ‘privato’, la maggior parte dei social media consente l’attivazione o la disattivazione di singole funzionalità relative alle impostazioni della privacy. Ciò consente di definire in modo specifico le modalità di interazione dei ragazzi con le piattaforme. È possibile, ad esempio, disabilitare la messaggistica istantanea, o impostare limiti orari quotidiani per l’utilizzo di un’app sul telefono o sul tablet. Il 66% dei genitori di ragazzi tra i 12 e i 17 anni riferisce che i figli hanno almeno un account di un social media. Senza adeguate impostazioni della privacy, rischiano quindi di esporre informazioni sensibili a un vasto pubblico.

Essere sempre pronti all’ascolto

Monitorare l’utilizzo che i ragazzi fanno di Internet riduce le potenziali minacce a cui sono esposti, ma resta imprescindibile dotarli di competenze adeguate per tutelarne le attività online. Internet è un luogo molto vasto e le minacce informatiche sono in costante evoluzione. Non è possibile essere pronti a ogni evenienza. Per questo, il suggerimento più importante è mantenere sempre un dialogo aperto e onesto con i figli, facendo capire loro che possono parlare di qualunque cosa vedano o sperimentino online, senza dover temere eventuali conseguenze negative. Ovviamente, devono poter contare sui genitori in caso di episodi di cyberbullismo. Oltre la metà dei ragazzi connessi afferma di ricevere messaggi molesti online, un danno che può essere circoscritto se i ragazzi sanno come bloccare e ignorare correttamente questi messaggi.

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Tecnologia di consumo: nel 2022 spesa in calo del -2,7%

Dopo un 2021 caratterizzato da numeri da record, e una crescita del +9,2%, per il settore della Tecnologia di consumo il 2022 si chiude con il segno negativo. Secondo le rilevazioni GfK le vendite in Italia hanno visto una contrazione del -2,7%, e il valore complessivo del mercato a fine anno si è attestato a 17 miliardi di euro. Nonostante questo, le rilevazioni GfK mettono in luce una performance positiva per Home Comfort, Piccolo Elettrodomestico e Telefonia. Frena invece l’Elettronica di consumo, che lo scorso anno aveva beneficiato degli effetti dello switch-off sulle vendite di TV.

Il trend è ancora positivo rispetto al 2020

Il confronto con il 2021 evidenzia anche differenze rispetto alle performance dei canali di vendita. Se nel 2021 era cresciuto soprattutto l’offline, nel 2022 le vendite effettuate sui canali tradizionali sono diminuite del -5,3%. Positivo invece il trend del canale online, cresciuto del +5,5% a valore, arrivando a pesare il 26,3% del mercato Tech nel suo compresso (nel 2022 vale il 24,2%). Confrontando i risultati del 2022 con quelli degli anni precedenti, il trend però è ancora positivo. Il mercato della Tecnologia segna infatti un +6% a valore rispetto al 2020, e un +16% rispetto al 2019. Una crescita influenzata sicuramente anche dall’aumento generalizzato dei prezzi, considerando che nel 2022 l’inflazione è salita al +8,1%.

Segno più per Home Comfort, Piccolo Elettrodomestico, Photo e Telefonia

Se il mercato nel suo complesso rallenta, alcuni settori hanno registrato risultati positivi anche nel corso del 2022. La crescita più significativa rispetto all’anno precedente è quella dell’Home Comfort (+25,3%), grazie alla performance dei condizionatori, che hanno beneficiato di un’estate molto calda, ma anche del bonus governativo per i prodotti con pompa di calore. In crescita rispetto al 2021 anche il Piccolo Elettrodomestico (+3,8%), il comparto Photo (+5%) e la Telefonia (+3,7%), il settore più importante per fatturato, con un peso sul totale del 36% e una crescita a valore di smartphone e wearable.

Effetto rimbalzo per Information Technology/Office: -9,9%

Inversione di tendenza invece per l’Elettronica di Consumo, che dopo la crescita registrata nel 2021 (+35,9%), dovuta anche agli effetti dello switch-off sulle vendite di TV, chiude il 2022 con una contrazione del -14,4%. Effetto rimbalzo anche per l’Information Technology/Office, che negli scorsi anni più di altri settori aveva beneficiato dell’impennata di acquisti legati agli effetti della pandemia su lavoro agile e DAD. Per questo comparto, il 2022 si chiude con una decrescita del -9,9%. Leggermente negativo anche il comparto del Grande Elettrodomestico, che segna un -2,1% rispetto al 2021.

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Mobile messaging: gli italiani lo utilizzano per comunicare con i brand

Più della metà degli italiani è favorevole a interagire con i propri brand preferiti via sms o altri sistemi di messaggistica istantanea. E più di un terzo li prenderebbe in considerazione, qualora ne fosse prevista la possibilità. Di fatto, gli italiani guardano con favore alla possibilità di comunicare con le aziende tramite il mobile messaging. La conferma arriva da un recente sondaggio condotto da Skebby.it, la piattaforma che offre servizi professionali di mobile marketing & service. In base al sondaggio di Skebby.it, se tra le possibilità per contattare i propri brand preferiti sono inclusi gli sms e altri strumenti di messaggistica istantanea, il 54% degli intervistati li sceglierebbe sicuramente, e il 34% sarebbe disponibile a valutarne l’utilizzo.

Essere aggiornati sulle novità, o ottenere informazioni da uno o più marchi

La propensione ad avvalersi di questi strumenti è confermata anche dal fatto che il 61% degli italiani intervistati dichiara di aver dato la propria adesione a ricevere sms per essere aggiornato sulle novità, o per ottenere altre informazioni da uno a sei brand, mentre il 24% ha dato il proprio assenso a oltre sette brand.

Meglio ricevere newsletter o seguire il profilo delle aziende su Instagram?

Quando agli utenti viene richiesto quali sono i diversi strumenti che vengono scelti per rimanere aggiornati sulle novità delle aziende online preferite, il 25% degli intervistati risponde di avere effettuato un’iscrizione al sito web del brand per poter ricevere regolarmente una newsletter.
Un ulteriore 25% di intervistati dichiara invece di seguire i profili delle aziende su Instagram, il 18% li segue su Facebook, il 9% su Twitter e il 10% su altre piattaforme social. L’11% dichiara invece di ricevere regolarmente sms dai brand, e il restante 2% utilizza altri strumenti per rimanere aggiornato.

Gli sms sono gli strumenti mobile più utilizzati

“Qualora si desideri contattare un’azienda per richiedere informazioni è ben comprensibile che vengano privilegiati gli strumenti mobile, che già la fanno da padrone nelle comunicazioni personali – ha dichiarato Domitilla Cortelletti, Marketing Manager di Skebby.it -. Tra questi spiccano gli sms, che non vengono oramai più utilizzati per comunicare con amici e familiari, e oggi sono quindi, un canale più libero”.
Inoltre, gli sms permettono di offrire tassi di lettura molto elevati, e consentono alle aziende di poter raggiungere non solo gli utenti che utilizzano smartphone, “ma anche i normali cellulari, ancora diffusi soprattutto tra gli anziani”, aggiunge Cortelletti.

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Metaverso: non esiste ancora, ma i mondi virtuali sono 141

Se sono già 141 i mondi virtuali esistenti, popolati dagli avatar di centinaia di milioni di persone, con regole, funzionalità e modelli di business differenti. Ma il vero Metaverso ancora non esiste, perché non è ancora possibile l’interconnessione tra i diversi mondi virtuali. Lo rivela il nuovo Osservatorio Realtà Aumentata e Metaverso della School of Management del Politecnico di Milano. Il Metaverso è un ecosistema immersivo, composto da mondi virtuali interconnessi tra loro in cui le persone possono socializzare, lavorare, effettuare transazioni, giocare e creare, accedendo tramite strumenti di realtà estesa. Inoltre, i mondi virtuali per costituire il Metaverso devono avere 8 caratteristiche: persistente, accessibile da tutti, immersivo, modulabile, interoperabile, transazionale, consentire il possesso di asset e la rappresentazione tramite avatar.

Metaverse Ready, Open World, Focused World, Showrooming World 

Dei 141 mondi virtuali esistenti solo il 44% (62 piattaforme) è già Metaverse Ready. Ovvero, liberamente accessibile da chiunque, persistente, economicamente attivo, dotato di grafica 3D, con componenti di interoperabilità che permetterebbero di utilizzare gli asset digitali in maniera cross-platform. Il 33% dei mondi è Open World, spazi virtuali aperti che raccolgono progetti appartenenti a ogni area di interesse, prestandosi a un utilizzo da parte delle imprese o a finalità sociali, ma senza elementi in grado di supportare l’interoperabilità. Il 19% è Focused World, mondi virtuali settoriali i cui progetti sono focalizzati su una particolare area di interesse, e ci sono poi i Showrooming World (4%), vetrine virtuali destinati solo all’esposizione, senza la possibilità di creazione da parte dell’utente e senza la presenza di un’economia interna.

Sono 308 i progetti realizzati da 220 aziende

Le aziende stanno testando l’ingresso in mondi virtuali. Sono stati censiti 308 progetti realizzati da 220 aziende. La maggioranza riguarda i settori Retail (30%), Entertainment (30%) e IT (17%), ma si trova anche un 9% di progetti Finance and Insurtech e il 5% Food&Beverage. La maggior parte propone servizi per intrattenere la Community dei brand e attirare nuovi target, per aumentare la visibilità o fornire ai consumatori un nuovo touchpoint per l’acquisto di prodotti. Si affacciano anche progetti di Back-End, veri e propri uffici o attività HR, come colloqui e formazione.

La maggior parte dei progetti è realizzato per essere persistente nel tempo

In futuro il Metaverso potrà supportare processi industriali, tramite la simulazione delle attività e della progettazione dei prodotti e la possibilità di cooperare e interagire a distanza. La maggior parte dei progetti sviluppati nel Metaverso (85%) è realizzato in modo da essere persistente nel tempo, mentre il 15% di progetti non persistenti è costituito principalmente da eventi. Il 69% dei progetti censiti è stato sviluppato su una piattaforma Metaverse Ready, il 20% su Open World. Nella grande maggioranza dei casi (82%) è prevista un’interazione tra l’utente e il brand solo nel mondo virtuale, mentre nel 18% è previsto anche un collegamento con il mondo fisico, soprattutto tramite sconti ottenibili nel punto vendita, accessi esclusivi a beni o servizi reali, premi per le sfide.

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I consigli per cambiare lavoro e carriera al meglio

Si può cambiare lavoro attraverso il moving interno, ovvero, ricoprendo un’altra posizione all’interno dell’azienda in cui si è assunti, oppure cercare una occupazione in un’altra realtà. In quest’ultimo caso, il candidato ha due opzioni, mantenere la stessa posizione lavorativa, scegliendo un contesto diverso, oppure cambiare radicalmente lavoro e settore. Una scelta, questa, senza dubbio complessa, ma che spesso è guidata da diverse motivazioni: dall’insoddisfazione nei confronti della propria professione alla voglia di rimettersi in gioco per mettere alla prova le proprie capacità e competenze.
In ogni caso, affrontare un cambio di lavoro e di carriera è un passo molto importante, proprio per questo non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto.
Lo confermano gli esperti di Jobiri, il career advisor intelligente che supporta i candidati nella ricerca di lavoro e nell’inserimento nell’organico aziendale.

A volte è una scelta necessaria

Cambiare radicalmente lavoro e settore è una scelta che spesso si rivela necessaria. Le ragioni che spingono a cambiare lavoro possono essere diverse, e possono essere determinate non solo da un licenziamento, ma anche dalla mancanza di stimoli e soddisfazioni a livello professionale e relazionale: i rapporti con i colleghi giocano infatti un ruolo determinante per il benessere nel luogo di lavoro. Ma il desiderio di cambiare lavoro potrebbe essere determinato anche dalla volontà di crescere professionalmente o cambiare radicalmente mestiere, inseguendo sogni e passioni. Oppure, dalla necessità di ricevere una retribuzione più elevata, o ancora, da problemi relazionali con il proprio responsabile.

Servono pazienza, perseveranza e fiducia

Secondo gli esperti di Jobiri l’importante, comunque, è avere piena consapevolezza del perché si vogliono cambiare lavoro e carriera. Solo partendo da questa base è infatti possibile fare le mosse successive per attuare il cambiamento in modo soddisfacente. A tale proposito, è indispensabile mettere in pratica alcune azioni precise, cominciando dall’assumere un atteggiamento positivo e proattivo. Non sempre infatti si riesce a trovare subito un nuovo lavoro, o a far decollare la propria carriera. A volte serve avere pazienza e perseveranza, accompagnate da una forte fiducia nelle proprie capacità.

Seguire corsi di formazione e aggiornare il profilo LinkedIn

Gli esperti di Jobiri consigliano anche di informarsi. Infatti, è opportuno raccogliere informazioni circa il settore di mercato in cui ci si vuole inserire, ed eventualmente, seguire corsi di formazione dedicati per potenziare o ampliare le proprie skill. Non bisogna poi dimenticare che per poter cambiare lavoro o carriera con successo è molto importante aggiornare il proprio profilo sulla piattaforma LinkedIn, e coltivare la propria rete di contatti. Un aspetto sempre particolarmente utile, e da non sottovalutare, per chi è alla ricerca di una nuova occupazione.

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Welfare aziendale: uno strumento sempre più prezioso

Aumenta la consapevolezza sull’importanza del welfare aziendale da parte di lavoratori e aziende. Secondo i dati emersi dalla ricerca Il Welfare di Domani, condotta da Nomisma per l’Osservatorio Cirfood District, la maggior parte dei lavoratori che non usufruisce di piani di welfare in azienda vorrebbe avere questa possibilità. E otto lavoratori su dieci scelgono il posto di lavoro anche sulla base dei servizi di welfare offerti dall’azienda. Anche le imprese sono sempre più coscienti del valore di questo strumento, consapevoli del cambiamento dei paradigmi di ingaggio dei dipendenti e mosse dalla volontà di dare priorità a cura, inclusione e ascolto.
L’87% delle imprese considera il welfare aziendale uno strumento fondamentale per migliorare la vita dei dipendenti, e il 78% per potenziare l’immagine e la reputazione dell’azienda.

Il punto di vista dei lavoratori

Per i lavoratori italiani salute personale, alimentazione, sport e benessere, assistenza familiare sono sempre più centrali. Rispetto al 2019, il 47% ha aumentato l’attenzione rivolta alla salute, il 38% quella dedicata al cibo, il 27% ha incrementato la pratica sportiva all’aria aperta, e per il 25% è cresciuto il bisogno di supporto nella gestione di genitori o parenti anziani. Questo ha portato a guardare con più interesse i servizi di welfare aziendale dedicati alla prevenzione e alla salute (62%), alla conciliazione tra vita privata e lavoro (59%) e al supporto economico (56%). Soluzioni oggi già previste da diverse aziende. Per il 71% dei dipendenti, infatti, l’impresa in cui lavora offre piani di welfare aziendale, soprattutto buoni spesa (47%), servizi di sanità integrativa (46%), previdenza complementare (36%) e ristorazione aziendale (31%).

Il parere degli executive

Il welfare aziendale riveste un ruolo di primo piano anche nella ricerca di un nuovo impiego, e anche chi non ha la possibilità di accedere a piani di questo tipo si dimostra interessato: 9 occupati su 10, tra coloro che non dispongono di un piano di welfare, ne vorrebbero infatti usufruire. Dal punto di vista degli executive i servizi di welfare concorrono a migliorare qualità della vita e benessere dei lavoratori (87%), favorire un buon clima aziendale (81%), potenziare l’immagine e la reputazione dell’impresa (78%), e offrire ai dipendenti l’opportunità di usufruire di servizi per la salute e la prevenzione (69%).

Imprese: nasce l’esigenza di rivolgersi a erogatori di servizi esterni

Attualmente, tra le soluzioni di welfare più diffuse rientrano quelle legate alla gestione della pausa pranzo, presenti nel 72% delle aziende. Per il 71% degli executive le imprese puntano su questo servizio per incidere positivamente sulla qualità della vita e sul benessere degli occupati, per migliorare il clima aziendale e il rapporto con i dipendenti (64%), e per ottimizzare i tempi della pausa pranzo (41%). Da parte degli executive si evidenzia, inoltre, l’esigenza di rivolgersi a provider e soggetti che erogano servizi di welfare aziendale con approccio consulenziale (64%), così da offrire piani di welfare che rispondano alle reali necessità dei lavoratori.

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