Gaming: per la GenZ è il numero uno dell’entertainment

Un ragazzo della GenZ su 3 indica il gaming tra prime forme di intrattenimento per il proprio tempo libero. Tanto che gioca ai videogiochi il 65% dei 18-29enni, con una punta del 75% se si considerano gli utenti maschi. Il gaming è quindi una delle principali dimensioni dell’intrattenimento per i giovani della GenZ, una forma di divertimento puro che per molti è diventata un’abitudine quotidiana che scandisce i momenti della giornata.
Sono alcune evidenze della ricerca condotta per Samsung da BVA Doxa al fine di fotografare il legame tra intrattenimento e tecnologia per la GenZ, ma che getta uno sguardo anche ai ragazzi più piccoli, quelli di età compresa tra 5 e 13 anni.

Il ruolo fondamentale della tecnologia

I giovani dai 18 ai 29 anni sono un target eterogeneo, poiché poco meno della metà di loro ancora studia, mentre gli altri lavorano. E la tecnologia, si sa, gioca un ruolo fondamentale per la Generazione Z: il 68% degli intervistati ritiene la tecnologia assoluta protagonista del proprio futuro. Inoltre, i giovani della GenZ attribuiscono alla tecnologia una funzione importante per agevolare la vita sociale (43%), ma anche per sostenere il proprio benessere (42%), e per esprimere la propria creatività personale (38%).

Non più solo gioco, ma una forma di socializzazione

Il gaming è coinvolgimento, piacere, divertimento, sfida, avventura. Il gaming non è più solo gioco, ma sta assumendo sempre più una dimensione importante di socializzazione. Giocare in compagnia e il senso di community che si crea è molto apprezzato dalla GenZ. La dimensione condivisa del gioco con amici riguarda il 44% dei giocatori, mentre il 54% dichiara di giocare online con amici o con altre persone che non conosce ma con cui condivide la passione del gaming. Questa percentuale tra i maschi cresce al 60%. Consolle (57%), smartphone (54%), PC (36%) sono i dispositivi utilizzati per giocare ai videogiochi.

Una passione che inizia ben prima dei 18 anni

La passione per il gioco inizia ben prima dei 18 anni. In base ai dati dell’analisi Doxa Junior oltre il 50% dei 10-13enni possiede una consolle, e il 40% di loro gioca dallo smartphone.
La dimensione sociale dei videogiochi, poi, è evidente anche sui ragazzi più piccoli, che si affacciano al mondo digitale e al gaming. A partire dagli 8-9 anni il videogioco e la chat rappresentano spesso una delle prime forme di socializzazione digitale, una pratica nata e alimentata durante la pandemia.
Le componenti essenziali del gioco devono avere in sé tutte le caratteristiche che in generale vengono attribuite al digital. Per essere appeal un gioco deve essere di impatto a livello di storia, ambientazione, ma anche a livello visivo e grafico, poiché deve essere altamente personalizzabile a partire dal proprio personaggio avatar. Inoltre, dev’essere giocabile sia da soli sia in multiplayer, e trasversale a livello di device. Ma soprattutto, con una ricca community di persone che ci giocano.

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Mutui per gli Under 36, cosa cambia?

E’ stato appena cambiato il meccanismo che regola i mutui fissi al 100% destinati agli Under 36. Una tipologia di mutuo che nei fatti risultava assente sul mercato a causa degli aumenti dei tassi di interesse. Questa svolta si deve a un emendamento al Decreto Aiuti-ter del Governo. Per comprendere cosa sia cambiato nella pratica, Facile.it ha fatto alcune simulazioni scoprendo che, con le nuove regole, almeno sulla carta le banche potranno tornare a erogare questo tipo di finanziamenti e i giovani potrebbero accedere a tassi migliori e rate più basse di almeno 100 euro rispetto ai mutui attuali. Il problema però è il tempo, dati che questa possibilità scadrà il 31 dicembre 2022. 

Una finestra temporale breve

“È positivo che il Governo sia intervenuto; grazie alle nuove regole, in linea teorica, viene dato agli istituti di credito un margine più ampio per tornare a proporre questo genere di finanziamenti” ha dichiarato  Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. “Ma il tempo è davvero pochissimo visto che il provvedimento sarà valido solo per coloro che sottoscriveranno la richiesta di accesso al Fondo Garanzia Prima Casa tra l’1 e il 31 dicembre 2022”.
La finestra temporale potrebbe essere troppo breve per avere un impatto significativo sul mercato; sebbene alcune banche stiano già valutando la possibilità di tornare a proporre questi prodotti, non è detto che tutte lo faranno e, in ogni caso, anche dal punto di vista della domanda da parte degli aspiranti mutuatari, i tempi per fruire dell’opportunità sono strettissimi.

Come funziona il nuovo meccanismo?

Il meccanismo in vigore per il mese di dicembre prevede, di fatto, un aumento del tasso massimo a cui potranno essere proposti i mutui fissi agevolati tramite Fondo Consap; oggi il tetto è stabilito trimestralmente da Banca d’Italia attraverso il cosiddetto TEGM (Tasso Effettivo Globale Medio) che, fino a fine anno, sarà pari a 3,20%.
Con la nuova norma, invece, tenendo conto delle attuali condizioni di mercato, Facile.it ha stimato che la soglia massima salirebbe a 4,48%. Nel dettaglio, il valore è stato calcolato considerando che il meccanismo approvato prevede che il tasso soglia sia determinato dal TEGM (come detto pari a 3,20% fino a fine anno) maggiorato di una percentuale “extra” ottenuta come differenza tra l’IRS medio a 10 anni del mese precedente all’erogazione del mutuo (3,15% per il mese di ottobre) e l’IRS medio a 10 anni del trimestre in cui è stato definito il TEGM in vigore (quindi aprile-maggio-giugno, pari a 1,87%). Nel nostro caso, quindi: 3,20% + (3,15%-1,87%). Questo dovrebbe dare alle banche un margine più ampio per tornare a proporre agli Under 36 anche i mutui agevolati a tasso fisso al 100%.

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Smartworking: solo un’azienda su tre oggi lo propone

L’organizzazione aziendale è una priorità, ma se il lavoratore è interessato a forme di lavoro agile, come lo smartworking, è bene sapere che oggi viene proposto ‘solo’ da un’azienda su tre.
Sono i risultati dell’ultima ricerca dell’ufficio studi di Fòrema, l’ente di Assindustria Venetocentro, sui comportamenti di 160 aziende venete, soprattutto del settore metalmeccanico, relativamente all’employer branding. Gli hr manager sottolineano il fatto di offrire la piacevolezza e la sicurezza dei luoghi di lavoro (78%), oltra alla cultura e al modello organizzativo adottato (65%). Quanto ai vantaggi contrattuali e gli incentivi economici, per le aziende prevalgono tre aspetti chiave: stabilità del rapporto (100%), solidità economica e finanziaria dell’impresa (97%), e basso turn over (82%). 

Cultura aziendale e valore delle competenze

Agli ultimi posti, invece, la distribuzione di utili ai collaboratori (9%), la concessione di ferie o permessi aggiuntivi rispetto al CCNL (26%) e l’utilizzo estensivo di forme di lavoro agile (33%).
Sul tema degli ambienti messi a disposizione dall’azienda, il panel mette al primo posto (96%) la piacevolezza del luogo di lavoro, seguito dall’innovatività degli strumenti e delle tecnologie utilizzate (85%), dall’accessibilità della sede (74%), e dagli spazi condivisi (22%). La cultura aziendale si focalizza invece sul valore dell’esperienza offerta in termini di competenze e appetibilità (85%), sulla trasparenza della comunicazione interna (81%), e sull’accesso a percorsi formativi e meritocrazia (76%).

Le dimissioni non preoccupano

Al contrario, interessa relativamente poco la strutturazione di gruppi di lavoro interni (33%) e la realizzazione di piani per l’inclusione sociale (41%). Il rapporto con il territorio poi è decisivo, e il capitale reputazionale che il dipendente ottiene lavorando per una società è fondamentale. Si registra una forte polarizzazione sul capitale reputazionale dell’azienda (89%) e dei collaboratori (63%), seguite dalle azioni concrete per la tutela dell’ambiente (62%). Meno rilevanti le attività rivolte direttamente alla cittadinanza (35%) e al sociale (48%). Il 41% delle aziende intervistate afferma poi di non avvertire in misura preoccupante processi di dimissioni legati al turn over. Solo il 15% registra numeri in ascesa.

Un mix di leve per attirare i collaboratori

Per attirare collaboratori le aziende utilizzano un mix di leve. Sono rari i casi di azioni e benefici concreti messi in campo valutati come inutili o non percorribili. Sul tema della comunicazione del valore, i tirocini sono il canale principale per far conoscere l’azienda e incontrare potenziali collaboratori. Ma in generale le aziende comunicano il valore in maniera informale (passaparola dei dipendenti) e tradizionale (sito aziendale, spesso Linkedin) e in autonomia (fatte salve le ricerche specifiche di personale). Per quanto riguarda la fase di licenziamento (offboarding), la maggioranza delle aziende si occupa dell’uscita dei collaboratori in maniera informale.

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Merenda, come la vive la Generazione X?

È il segmento più ampio della popolazione italiana: 15 milioni di persone, il 25%. Si tratta della Generazione X, quella dei nati dal 1965 al 1980. Più concreti e meno sognatori dei Baby Boomers, sono cresciuti nella stagione d’oro delle merendine, ovvero, a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80. Ma oggi come è il loro rapporto con lo spuntino? Tre Gen X su 4 (76%) fanno merenda almeno una volta giorno, e nella top five dei prodotti più consumati ci sono frutta (62%), yogurt (52%), biscotti (39%), crackers (39%), merendine confezionate (32%), e dolci fatti in casa (22%). Sono alcuni risultati dell’indagine Generazione X: merenda e stile di vita, commissionata da Unione Italiana Food a BVA DOXA.

La merenda di ieri e di oggi 

La metà degli italiani appartenente alla Generazione X (50%) alterna lo spuntino dolce a quello salato, il 35% fa una merenda sempre e solo dolce, mentre il 15% salata. Per il 59% la merenda si fa sempre casa, mentre per il 41% fuori casa: in ufficio (35%), all’aria aperta (4%) oppure on the go (2%). Tornando indietro nel tempo, la merenda della Generazione X da bambini era un po’ diversa. Al primo posto tra gli alimenti più consumati c’erano proprio le merendine (50%), che attraversavano una fase di affermazione del prodotto, seguite da biscotti e panino salato. La frutta era l’alimento preferito solo per 1 italiano su 4 (24%), mentre riscuoteva molto consenso ‘pane e pomodoro’ (25%), un grande classico della tradizione della merenda casalinga di una volta.

Merendine: le consumano 8 italiani su 10

Oggi 8 italiani su 10 dai 42 ai 57 anni di età (83%) consuma le merendine, e il 53% lo fa almeno 1-2 volte a settimana. La Gen X ama alternare quelle da tempo presenti a scaffale con quelle nuove (63%), il 28% è rimasto legato ai grandi classici, e il 14% ama le nuove merendine lanciate sul mercato. Il 9% invece non ha cambiato gusti: consuma soltanto quelle che consumava da bambino. Per 6 italiani su 10 della Generazione X, le merendine sono tra i prodotti alimentari più iconici, superando prodotti dal grande legame affettivo come patatine (47%), gelati (41%), chewing-gum (31%), snack dolci (23%), caramelle (22%) e pop-corn (16%).

Il vantaggio della porzionatura

Per gli adulti di oggi della Generazione X, bambini negli anni ‘70/’80, le merendine hanno rappresentato in primo luogo un prodotto divertente oltre che buono, legato al mondo delle sorprese e delle raccolte punti (39%). Già allora era un’alternativa pratica e porzionata per la merenda a scuola e fuori casa (33%). Per il 30% della Generazione X l’affermazione delle merendine è stata una novità assoluta che ha rivoluzionato il momento della merenda, a quei tempi basata principalmente su cibi fatti in casa. E per 1 su 4 (25%) la merendina ha rappresentato il comfort food che ha accompagnato molti ricordi e situazioni legati alla gioventù.

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Cybersecurity: la GenZ è la più colpita dalle truffe online

Se l’anno scorso sono stati circa 10 milioni gli italiani che hanno subito violazioni digitali, gli episodi di cyber attacco tendono a decrescere all’aumentare dell’età. Gli attacchi hanno colpito infatti il 32% dei GenZ, i nati tra il 1997 e il 2012, il 31% dei Millennials (27-40 anni), il 22% della Generazione X (41-56 anni) e l’11% dei Baby Boomers (57-64 anni).
I giovani tra 16 e 26 anni sono quindi i più bersagliati dai cybercriminali. In parte perché le truffe online utilizzano in modo sempre più massivo gli strumenti digitali con cui la GenZ è cresciuta, in parte perché i cybercriminali prendono sempre più di mira target come i gamer. Il gaming oggi rappresenta una delle maggiori industry di entertainment al mondo: non è un caso che risulti tra i principali obiettivi del cybercrime.

Phishing: una delle truffe più comuni

Aruba, il cloud provider italiano, ha avviato una campagna di sensibilizzazione indirizzata agli utenti della GenZ per aiutarli a riconoscere una delle truffe più comuni veicolate su internet: il phishing. Si tratta di una truffa digitale, in cui si cerca di ingannare la vittima spingendola a effettuare operazioni allo scopo di recuperare le sue informazioni personali come username, password o altri dati riservati.  Generalmente, il criminale informatico invia false comunicazioni, fingendosi un ente o un’azienda conosciuta (o con cui è possibile siano già in corso conversazioni e relazioni) e usando scuse plausibili per ottenere i dati personali della vittima.

Attenzione a email, SMS, social network e piattaforme di instant messaging

Solitamente gli attacchi di phishing si presentano come comunicazioni che giungono al destinatario via email, SMS (in questo caso, il fenomeno è noto come smishing), tramite social network o sulle piattaforme di instant messaging. I messaggi sono accomunati da una o più caratteristiche, come comunicazione di una sospensione o blocco di un account senza alcuna spiegazione, sollecito di un pagamento legato a una determinata operazione entro una data di scadenza fittizia, presenza di un indirizzo web che include un dominio simile, ma diverso, da quello originale dell’ente, richiesta di informazioni private, o errori ortografici nel corpo del messaggio.

I più addestrati a internet sono i meno protetti
Di fatto, essere più addestrati nei confronti degli strumenti messi a disposizione da internet non basta a essere protetti, riporta Ansa. Anzi, potrebbe indurre a prestare meno attenzione alle precauzioni da mettere in atto per difendere la propria vita virtuale. La familiarità dei giovani con i social e il web potrebbe diventare un’esca: chi trascorre molto tempo online ha più probabilità di essere preso di mira. È essenziale quindi educare i più giovani a porre attenzione a dove e con chi condividono informazioni personali online.
Fenomeni come phishing, sextortion o cyberbullismo vengono puniti dalla legge, e in caso si venga colpiti, è necessario sporgere denuncia alle autorità competenti.

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Black Friday 2022, come risparmiare davvero?

Il Black Friday ricorre ogni anno il venerdì successivo al giorno del Ringraziamento, la festività tipica statunitense, e nel 2022 cadrà il 25 novembre. In passato, il principio era quello di offrire 24 ore di sconti irripetibili su diverse tipologie di prodotti, e oggi rappresenta un’occasione imperdibile per risparmiare sugli acquisti e accaparrarsi tantissimi prodotti a prezzi competitivi. Ma oggi, sia i negozi fisici sia gli operatori online preferiscono partire da lontano, lanciando promozioni ad hoc diversi giorni o addirittura settimane prima. Si parla, infatti, di Cyber Week, e le offerte vengono prolungate anche fino al cosiddetto Cyber Monday, altra data che permette di approfittare di sconti importanti.
Ma come risparmiare davvero?

Online o negozi tradizionali?

Il Black Friday è diventato un evento imperdibile anche nel mondo dell’e-commerce. Del resto, la maggior parte dei portali aderisce all’iniziativa con riduzioni e offerte.Inizialmente, erano soprattutto gli store di elettrodomestici ed elettronica a proporre campagne promozionali: Unieuro, ePrice e Mediaworld, ad esempio, lanciano tuttora promozioni competitive su smartphone, computer, videogame, televisori e molto altro. In realtà, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Per quanto riguarda il settore dell’abbigliamento e della moda, gli sconti Zalando Black Friday 2022 rappresentano un autentico punto di riferimento per chi è alla ricerca di indumenti, calzature e accessori dei brand più celebri e apprezzati.

Risparmiare anche sull’abbigliamento e la spesa

Il portale propone riduzioni che superano il 70%, e in qualche clic, è semplice trovare tanti prodotti dedicati al pubblico maschile e femminile. I marchi sono selezionati tra i più autorevoli del settore (Nike, Guess, Tommy Hilfiger, Puma, Vero Moda, Levi’s, Pier One, Casio, Clinique e Lacoste…), e gli sconti non durano solo 24 ore. Grazie alla Cyber Week Zalando, infatti, è possibile approfittare di offerte che durano dal venerdì nero fino al Cyber Monday.
Ma in occasione del Black Friday è possibile anche risparmiare sulla spesa, facendo un salto da Pam, Auchan e Carrefour, oppure prenotare un biglietto aereo a prezzi irrisori, prestando attenzione specialmente alle ‘promo’ delle compagnie low-cost, come Easy Jet e Ryanair.

Tre consigli per non farsi trovare impreparati

Cosa bisogna fare per non farsi trovare impreparati al tanto atteso Black Friday? Innanzitutto, riporta Adnkronos, non serve dedicare settimane a studiare offerte e campagne promozionali degli scorsi anni, ciò che conta è giocare con qualche giorno d’anticipo, magari creando una wish-list e annotando i prezzi medi, così da poter verificare, successivamente, la consistenza dell’affare. Quello della registrazione al sito è poi un trucco molto utile. Infatti, inserendo i dati in anticipo, come l’indirizzo di spedizione e la modalità di pagamento preferita è possibile risparmiare tempo prezioso. Allo stesso modo, con l’iscrizione alla newsletter è più facile restare aggiornati in tempo reale su tutte le offerte disponibili prima, durante e dopo il Black Friday.

PMI, il cybercrime fa paura quasi quanto il drastico calo delle vendite

Addirittura più gravi di questioni legate all’affitto degli spazi lavorativi e all’introduzione di nuove normative: le piccole e medie imprese temono gli attacchi informatici quasi quanto un drastico calo delle vendite. Sono infatti questi due possibili scenari quelli che spaventano di più gli imprenditori: a dirlo è un recente sondaggio globale di Kaspersky, condotto su 1.307 decision-maker di aziende con un numero di dipendenti compreso tra 1 e 999. Sebbene i dati sintetizzati indichino che gli incidenti di cybersecurity siano il secondo tipo di criticità più difficile, superati dal forte calo delle vendite, gli intervistati che rappresentano le medie imprese (50 – 999 dipendenti) hanno valutato entrambe le tipologie come ugualmente complesse. Il 13% degli intervistati di piccole e medie aziende ritiene addirittura che gli attacchi online siano la sfida più impegnativa. I risultati della ricerca indicano anche che la probabilità di incorrere in un incidente di cybersecurity aumenta in base al numero di dipendenti dell’azienda. Sebbene solo l’8% delle organizzazioni con un numero di dipendenti compreso tra 1 e 8 abbia dichiarato di aver affrontato un incidente di sicurezza informatica, questa percentuale sale al 30% tra le aziende con più di 501 dipendenti. 

Un valore da proteggere

Le piccole e medie imprese andrebbero protette poichè contribuiscono in modo determinante all’economia globale: secondo la World Trade Organization, le PMI rappresentano il 90% di tutte le imprese del mondo. “Oggi gli incidenti di cybersecurity possono interessare le aziende di tutte le dimensioni e incidere in modo significativo su attività, redditività e reputazione. Tuttavia, come mostra il nostro report Incident Response analytics, nella maggior parte dei casi gli avversari sfruttano evidenti lacune nella sicurezza informatica di un’organizzazione per accedere alla sua infrastruttura e rubare denaro o dati. Questo suggerisce che le misure di protezione di base, accessibili anche alle piccole aziende, come efficaci policy di password, aggiornamenti regolari e la consapevolezza dei dipendenti in materia di sicurezza, se non vengono trascurate, possono contribuire in modo significativo alla cybersecurity dell’azienda”, ha commentato Konstantin Sapronov, Head of Global Emergency Response Team di Kaspersky.

Le raccomandazioni da mettere sempre in atto

Per mettere al riparo da eventuali cybercriminali il proprio patrimonio aziendale, compresi i dati dei dipendenti, vale la pena ricordare le classiche raccomandazioni suggerite dagli esperti. Si tratta di implementare la policy di password forti, richiedendo che la password di un account utente standard abbia almeno otto caratteri, un numero, lettere maiuscole e minuscole e un simbolo speciale. Ovviamente le password vanno modificate se esiste il sospetto che siano state compromesse: per essere più sicuri, si può adottare un sistema di sicurezza con un gestore password integrato. Ancora, è importante aggiornare regolarmente software e dispositivi e proteggersi dal ransomware  con soluzioni di sicurezza capaci di identificare e bloccare malware sconosciuti.

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Rivoluzione bio: il mercato italiano nel 2022

Le dimensioni del mercato italiano del bio segnalano la presenza di alcune trasformazioni, effetto sia della progressiva uscita dalla crisi pandemica sia della ritrovata socialità degli italiani. Negli ultimi 6 mesi, infatti, più di sei italiani su 10 hanno consumato prodotti biologici fuori casa, in bar, ristoranti, pizzerie. E nel 2022 le vendite alimentari bio hanno raggiunto 5 miliardi di euro, rappresentando il 3,5%delle vendite al dettaglio biologiche mondiali. Inoltre, nel 2022 l’89% delle famiglie italiane ha acquistato bio almeno una volta. Una quota stabile rispetto al precedente monitoraggio realizzato nel 2021 dall’Osservatorio SANA di BolognaFiere, curato da Nomisma.

I consumi fuori casa superano il miliardo di euro

A trainare la crescita sono i consumi fuori casa, che hanno superato il miliardo di euro (+53% a valore), grazie alla dinamica della componente legata alla ristorazione collettiva (+20%) e della ristorazione commerciale (+79%). I consumi domestici, dopo il trend positivo degli ultimi anni, accusano invece una flessione (-0,8%), che risente della battuta d’arresto registrata dalla rete dei negozi specializzati (-8% rispetto allo stesso periodo del 2021). Di contro, la Distribuzione Moderna conferma le dimensioni del 2021 (+0,8% a valore) mentre crescono del 5% gli altri canali (vendita diretta realizzata in mercatini e aziende, gruppi d’acquisto solidale, farmacie, parafarmacie ed erboristerie).

L’export bio cresce del +16% 

Molto positiva la performance dell’export bio, che nel 2022 ha raggiunto 3,4 miliardi di euro, con una crescita rispetto all’anno precedente del +16%. Sul fronte dell’offerta, l’Italia si conferma dunque Paese leader nel settore biologico per quota di superficie agricola, operatori ed export. Al tempo stesso, si registrano trasformazioni che riguardano i consumi interni: l’incidenza dei consumi bio sul totale dei consumi alimentari è ancora bassa rispetto ai principali paesi europei.

“Una leggera decrescita dei consumi domestici”

“Per la prima volta si registra una leggera decrescita dei consumi domestici, in controtendenza rispetto a quelli della ristorazione, commerciale e collettiva, e all’export – commenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio -. É evidente a tutti che il quadro dei consumi negli ultimi due anni è stato stravolto dalle emergenze che si sono susseguite – continua Mammuccini -. È fondamentale infatti far crescere sia la produzione sia i consumi utilizzando al meglio gli investimenti stanziati per il comparto, quasi 3 miliardi di euro per i prossimi 5 anni, sostenendo gli agricoltori nella transizione agroecologica per tutelare l’ambiente, contrastare i cambiamenti climatici e favorire un’occupazione agricola, in particolare di donne e giovani, sempre più interessati al metodo biologico”.

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Trasformazione digitale: occorre accelerare l’evoluzione delle Pmi

Nel percorso verso il recupero della competitività per le Pmi italiane l’evoluzione digitale rappresenta una grande opportunità per crescere o tornare a crescere.
Se la pandemia ha contribuito a imprimere un’accelerazione nell’adozione della tecnologia da parte di aziende e professionisti, è fondamentale quindi aiutare le Pmi a sviluppare competenze necessarie, evolvere i propri processi e capire come trarre il massimo beneficio dalle nuove tecnologie. È quanto emerge dall’Osservatorio PMI di American Express, in collaborazione con BVA Doxa, che evidenzia come negli ultimi due anni la maggior parte delle Pmi (66%) dichiari di avere subito perdite, pari addirittura a un quarto del business.

Smart working ed e-commerce aiutano le imprese
Durante la pandemia, aziende e professionisti hanno continuato a essere produttivi soprattutto grazie allo smart working. Il 48% delle Pmi è ricorsa a questa modalità proprio in relazione all’epidemia: solo il 6% del campione aveva già programmato di implementare il lavoro agile. Il 31% delle aziende ha rivisto anche i processi interni finalizzati alla digital transformation, e quanto all’utilizzo dell’e-commerce, nonostante il 48% dichiari di svolgere attività di export e il 19% è intenzionato a farlo in futuro, risulta contenuto. Di fatto il 17% delle aziende fa ricorso al commercio elettronico e 2 aziende su 10 sono interessate a implementare il commercio online. Un dato raddoppiato per le aziende operanti nel commercio.

Investimenti tecnologici: per il 60% meno di 10.000 euro l’anno
Per accelerare la digital transformation è fondamentale incrementare gli investimenti dedicati alla tecnologia. Secondo quanto dichiarato dalle imprese, il 60% alloca meno di 10.000 euro all’anno per le dotazioni digitali, il 30% da 10.000 a 20.000, e solo l’8% oltre 30.000 euro. Gran parte di questi investimenti in tecnologia vengono però dedicati alla gestione digitalizzata dei documenti (70%) e ai social media (62%), considerati anche gli strumenti digitali più utili (64%).
Gli investimenti vengono destinati poi all’e-Government e alle interazioni online con le PA (51%), alla cybersecurity (50% e alle tecnologie cloud (40%).

La comunicazione digitale è “social”
Il 98% delle Pmi ha almeno un canale di comunicazione digitale. In particolare, il 96% un sito o un’app aziendale, e il 68% un profilo social, che però vengono utilizzati prevalentemente per far conoscere il proprio brand e i propri servizi e non per aumentare il business. Probabilmente è per questo che il canale social più utilizzato dalle Pmi sia Facebook (91%), seguito da Instagram (36%), Linkedin (28%), e YouTube (4%). Permane però ancora un 11% di imprese prive di un sito Internet. Quasi un’azienda su due (44%) ha invece fatto investimenti in campagne digital, e per il 36% si tratta di un’esperienza degli ultimi 2 anni, mentre un ulteriore 13% è interessato a fare comunicazione digital.

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Export legno-arredo: nel primo trimestre 2022 Lombardia prima regione

Con una quota del 28% la Lombardia si conferma la prima regione per valore esportato per la filiera legno-arredo, +22,8% sul primo trimestre 2021. Quanto all’andamento complessivo delle regioni per la filiera le esportazioni sono quasi tutte in crescita, a eccezione di Campania e Molise che chiudono rispettivamente a -19,2% e -1%. Alla Lombardia seguono Veneto (+14,6%), Friuli Venezia-Giulia (+26,4%), Emilia-Romagna (+14,1%) e Toscana (+28,1%). A livello provinciale, invece, Treviso è sempre in testa alla classifica (+7,6%) rispetto a gennaio-marzo 2021, ma è Pordenone a registrare la crescita più significativa (+31%), seguita da Monza e Brianza (+22,6%). Lo rivelano i dati sui flussi commerciali nel primo trimestre 2022 elaborati dal Centro Studi FederlegnoArredo.

Si esportano soprattutto mobili

A livello di comparti sono le esportazioni di mobili a pesare di più: la Lombardia, con quasi 800milioni di euro registra una crescita del 24,1% rispetto ai primi tre mesi 2021, ed esporta soprattutto in Francia (+18,3%) e negli USA (+44,2%). Il Veneto (776milioni di euro, +14,8%) in Germania (+31,9%), il Friuli Venezia-Giulia (503milioni, +28,5%) nel Regno Unito (+45,6%) e negli USA (+71,9%), l’Emilia Romagna (226milioni, +14,5%) in Francia (+1,9%) e in Cina (+44,8%) e le Marche (146milioni, +10%) soprattutto negli USA (31,5%). Treviso è la provincia che esporta più mobili (481milioni, +6,5%), ma è Vicenza a registrare la crescita maggiore (129milioni, +49,1%), seguita da Bari (122milioni, +35%).

Illuminazione: Milano e Brescia sul podio

Anche per l’illuminazione la Lombardia si conferma la prima regione per valore esportato nei primi tre mesi del 2022, con 210milioni di euro e una crescita del 10,8%% rispetto ai primi tre mesi 2021.
Germania e Francia le prime due destinazioni, in crescita del 3,5% verso il primo Paese, in flessione (-4,8%) nel secondo. Ma sono le esportazioni verso gli USA (+68,7%) e gli Eau (+49,2%) a registrare gli andamenti più significativi tra i primi 10 mercati di destinazione. Milano e Brescia le principali province per valore esportato (rispettivamente 69milioni, +7,6% e 46milioni, +1,6%). Bergamo la provincia che cresce di più in Lombardia (26milioni, +57,3%).

Legno: esportazioni verso la Cina +128,6%

Anche per il legno la Lombardia si conferma la prima regione per valore esportato, riferisce Askanews. Con 168milioni di euro e una crescita del 33,8% esporta principalmente prodotti in legno (158milioni di euro, +34,3%) verso Germania (+31%), Francia (+21,8%) e USA (+22,3%), ma sono le esportazioni verso la Cina a registrare la crescita più rilevante (+128,6%). Il Veneto invece esporta principalmente tronchi e segati (44milioni di euro, +25%) verso il Regno Unito (+37,3%). Bolzano è la prima provincia per valore esportato nel totale legno (57milioni, +31,6%), mentre Mantova registra la crescita più alta (+54,5%, 38milioni.

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