Vacanze: per 1 italiano su 2 la cucina locale esprime la vera identità

Il trend per le vacanze estive 2022 è la scoperta dei cibi locali con una storia da raccontare: per 1 italiano su 2 (48%) la cucina tipica locale esprime la vera identità dei luoghi in cui è nata (Ricerca Doxa/Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina), e per i 28 milioni di italiani che andranno in vacanza il cibo è la voce più importante del budget, con un terzo della spesa turistica destinato alla tavola. Altro fattore di attrazione è la nostra varietà territoriale ed enogastronomica: per 4 italiani su 10 (38%) la cucina locale è sempre diversa, a seconda della cultura e della tradizione del territorio, e per il 33% parla di autenticità, in quanto specchio della memoria locale. Per 3 italiani su 10, poi, la cucina tipica locale si degusta alternando un pasto completo a tanti spuntini tipici a base di finger food.

Dietro a ogni prodotto una storia di cultura

In Italia si contano 5333 tipicità regionali, tra pane, pasta, formaggi, salumi, conserve, frutta e verdura, dolci e liquori tradizionali, che compongono il patrimonio enogastronomico nazionale. Dietro ognuno di questi prodotti vi è una storia di cultura, tradizione e trasmissione di un sapere antico legato ai territori, e un viaggio non è completo se non ci si immerge nell’offerta gastronomica e nella scoperta delle tradizioni territoriali. I prodotti tipici della Puglia, ad esempio, sono 150, tra DOP, IGP e tipicità, come la Burrata di Andria IGP o il Pane di Altamura DOP, il rustico e il pasticciotto leccesi, souvenir perfetti da riportare a casa al termine della vacanza.

Dalla Sicilia alla Toscana

Una regione ricca di storia e cultura tanto quanto di vini straordinari, prodotti caseari e salumi: la tradizione gastronomica siciliana è frutto di influenze delle varie culture mescolate sull’isola. La cucina e i piatti proposti sono spesso elaborati e comprendono ingredienti della terra e del mare insieme e variano in base al territorio. La cucina toscana è invece una delle più antiche tra le cucine regionali del Belpaese. Molti dei piatti tipici mantengono la loro ricetta originale, caratterizzata da preparazioni semplici, con ingredienti di origine contadina, come il pecorino toscano, la finocchiona, i salumi di Cinta Senese o il Lardo di colonnata IGP. 

Lombardia, Trentino-Alto Adige e Marche

Se si parla di Lombardia e montagne, il pensiero immediato va alla Valtellina. Quest’estate il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina con la campagna ‘Destinazione Bresaola’ propone un’interpretazione in chiave street food delle ricette della tradizione con i prodotti tipici locali.
Una delle mete preferite da stranieri e italiani è anche il Trentino-Alto Adige, con formaggi, mele, insaccati e patate che regnano in molti dei suoi piatti tipici.
Quella marchigiana invece, riporta Askanews, è una terra di sapori semplici, piatti poveri che al pescato fresco della costa coniugano le prelibatezze dell’entroterra. Un tour enogastronomico regionale spazia dal tartufo bianco di Acqualagna ai legumi, dal Ciauscolo IGP fino ai vini, come il Lacrima di Morro d’Alba. 

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Condizionatore sì, bolletta alle stelle no: come fare?

Caldo soffocante e costi dell’energia in salita: come bilanciare la necessità di usare il condizionatore – presente nelle case di 29 milioni di italiani, secondo una recente analisi commissionata agli istituti mUp Research e Norstat – e il desiderio di contenere i costi in bolletta? Con un uso attento e consapevole dell’impianto. Perchè, avverte un’indagine di Facile.it anticipata a Sportello Italia di Radio Rai, quest’anno per combattere il caldo estivo dovremo mettere a budget, per la stagione, fino a 216 euro, vale a dire l’81% in più rispetto allo scorso anno.

I consigli antispreco

Facile.it ha perciò realizzato una sorta di vademecum in sei punti per tenere a bada consumi e di conseguenza esborsi. Si tratta di facili indicazioni, che vanno sia dalla scelta dell’impianto fino al suo corretto utilizzo fra le mura di casa. Le prime due regole riguardano proprio la tipologia di climatizzatore. Se si sceglie un modello nuovo, bisogna stare attenti all’etichetta: la scelta della classe energetica del condizionatore è fondamentale per cercare di contenere il più possibile i consumi. Chi è alle prese con l’acquisto di questo apparecchio, farebbe bene ad optare per un modello di classe A o superiore. Attenzione però alle etichette energetiche; se è vero che a partire dal 2022 è entrata in vigore la nuova classificazione, è altrettanto vero che sul mercato sono ancora disponibili prodotti con la vecchia classificazione. Per fare una scelta consapevole è bene verificare quale etichettatura riporta il condizionatore che stiamo acquistando. In ogni caso, scegliere un dispositivo a basso consumo consente di ridurre notevolmente la bolletta; ad esempio, guardando alla vecchia etichettatura, passare da un condizionatore di classe B ad uno di classe A++ significa ridurre il costo in bolletta di circa il 30-40% annuo. In seconda battuta, conviene valutare l’istallazione di un condizionatore inverter al posto di uno tradizionale. Questa tipologia di climatizzatore, una volta che ha raggiunto la temperatura impostata, anziché spegnersi, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire. Scegliere questo tipo di apparecchio permette un risparmio energetico del 30% rispetto ad un climatizzatore tradizionale.

Come usare il climatizzatore

Terza regola, non vanno impostate temperature polari: meglio impostare la temperatura a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno e, se l’apparecchio ne è dotato, possiamo usare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento; questo renderà l’aria più salubre e alleggerirà la bolletta fino al 13%. Attenzione poi alla pulizia dell’impianto: un impianto pulito correttamente può funzionare al 100% della sua capacità; di contro, se mantenuto in modo sbagliato, può arrivare a consumare fino all’8% in più. Quinta regola, il buon senso non deve mai mancare: le cattive abitudini sono spesso quelle più difficili da eliminare, ma anche quelle che, potenzialmente, costano di più. Per evitare sprechi di corrente (e di denaro!), quindi, quando accendiamo il condizionatore è bene verificare che il fresco non venga disperso; il consiglio numero uno, spesso disatteso, è di tenere chiuse le finestre quando l’apparecchio è in funzione. Infine, la sesta regola avverte di preferire la funzione sleep per la notte: in questo modo la riduzione dei consumi arriva al 10%.

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Stop ad auto a benzina e diesel dal 2035: le opinioni degli automobilisti

Via libera al blocco delle vendite di auto nuove a benzina e diesel dal 2035. È quanto ha deciso il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dei Paesi dell’Unione Europea. La misura, che fa parte dell’ambizioso piano di azione per contrastare il cambiamento climatico, non è però esente da polemiche, e il giudizio si divide tra chi pensa che sia l’unico modo per ridurre le emissioni di gas serra e chi invece afferma che i tempi siano troppo stretti, con il rischio di demolire l’intera filiera automotive italiana. Ma cosa ne pensano gli automobilisti?

Quasi sette utenti su dieci valutano la misura negativamente

Secondo una ricerca del Centro Studi di AutoScout24 il giudizio non è positivo, anzi, quasi sette utenti su dieci valutano la misura negativamente, con i motori tradizionali che si confermano allo stato attuale ‘insostituibili’. Ma quali sono le motivazioni? Innanzitutto i tempi. Per quasi otto utenti su dieci, il 2035 è una data troppo ravvicinata per un cambiamento così epocale, un parere in linea con i Paesi che chiedono di posticiparne lo stop al 2040. Sul fronte dei costi, per la maggior parte degli utenti (90%) il prezzo delle auto elettriche è troppo alto e distante dal budget medio a disposizione degli automobilisti per l’acquisto di un’auto, dichiarato dagli intervistati dalla ricerca pari a circa 24.600 euro.

La vera barriera è di tipo tecnologico

Ma la vera barriera è di tipo tecnologico, e pochi credono che fra 13 anni ci sarà una vera ‘rivoluzione’ su questo fronte. Secondo l’86% degli intervistati, infatti, il livello tecnologico non è ancora adeguato in termini di batterie e autonomia, senza contare la carenza dell’infrastruttura italiana delle colonnine di ricarica, indicata dall’83% del campione. Una fotografia, quella scattata dalla ricerca, che poco si adatta alle abitudini degli automobilisti, dato che l’83% usa l’auto almeno cinque giorni a settimana, oltre quattro su dieci percorrono in media più di 20mila km l’anno e molti per spostamenti lunghi.

Le auto elettriche sono veramente green?

Poi c’è anche un aspetto ambientale, riporta Adnkronos. Solo pochi sostengono, il 7%, che le auto elettriche siano veramente green considerando tutto il ciclo di vita del prodotto, ed esprimono dubbi in merito al fatto che la misura servirà realmente a ridurre le emissioni e l’impatto ambientale (19%). Inoltre, gli intervistati pensano che avremo il problema di come smaltire le batterie (84%). Al contrario, i favorevoli pensano che solo con interventi decisi si potrà promuovere il passaggio verso una mobilità più green. Ma per il momento rappresentano la netta minoranza.

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Come trattenere i dipendenti che vogliono cambiare lavoro?

L’esperienza del Covid e l’introduzione del lavoro agile hanno portato a una diffusa insoddisfazione per la propria occupazione. Un’indagine condotta dalla Fondazione studi consulenti del lavoro in collaborazione con SWG, dal titolo Italiani e lavoro nell’anno della transizione, dimostra che il 55% dei dipendenti è insoddisfatto della propria occupazione, e il 15% è già passato ai fatti avviando la ricerca di un nuovo lavoro. Come è noto, non si tratta di un fenomeno puramente italiano. Negli Stati Uniti di Great Resignation si parla già dalla primavera 2021, ma non tutti gli aspetti dell’ondata di dimissioni sono comuni a livello internazionale. Cosa spinge quindi gli italiani a voler cambiare lavoro?

I fattori dell’insoddisfazione

Nel 38,7% dei casi a spingere verso una nuova occupazione è l’insoddisfazione, nel 35,4% la voglia di novità, poi la paura di perdere il lavoro (11,8%) e la scadenza del contratto (9,8%). Ma quali sono i fattori che generano insoddisfazione nei lavoratori? Nella maggior parte dei casi si tratta delle scarse opportunità di carriera (40,9%) e dei salari bassi (31,9%), ma per il 49% è necessario che il nuovo lavoro permetta un maggior equilibrio personale, maggior tempo da dedicare a sé stessi e minor carico di stress.
“Lo smart working è una modalità che ben concilia il lavoro con la vita privata, ma va ben strutturato perché diventi un’opportunità per il futuro”, commenta Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro.

Il lavoro agile vince sull’aumento di stipendio

Nel 2022 l’84,2% di chi lavora in agilità promuove a pieni voti questo modello, in virtù della conciliazione tra lavoro e vita privata. L’introduzione del lavoro agile potrebbe quindi essere un fattore importante per trattenere i talenti. Ma come sottolinea Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, un’azienda deve muoversi su più fronti per ridurre il tasso di turn over: “il datore di lavoro che mira a ridurre le dimissioni volontarie in azienda deve prima di tutto rendere più efficace il processo di selezione del personale, sapendo peraltro che spesso le dimissioni arrivano a pochi mesi dall’assunzione”. Spesso si è poi convinti che per trattenere i talenti l’unica arma efficace sia quella dell’aumento dello stipendio. Un modo di pensare in buona parte superato, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori più giovani.

I benefit personalizzati rafforzano il legame tra dipendente e azienda

“Una larga fetta di giovani lavoratori mette davanti agli stipendi le possibilità di sviluppo di carriera e formazione: ecco quindi che l’azienda che desidera trattenere i propri dipendenti dovrebbe investire soprattutto in tal senso”, conferma Adami. In molti casi, ancor più dell’aumento di stipendio, l’introduzione di benefit personalizzati rende più forte il legame tra dipendente e azienda. “Non va poi trascurato un aspetto più generale, relativo al modo in cui l’azienda decide di relazionarsi con i propri collaboratori – aggiunge l’head hunter -: un datore di lavoro che direttamente o attraverso i propri manager mostri di ascoltare i propri dipendenti e di avere fiducia nelle loro capacità e competenze, parte già avvantaggiato”.

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Investimenti in fonti rinnovabili: l’Italia è meno attrattiva

Lo conferma la 59° edizione del report EY Renewable Energy Country Attractiveness Index (Recai): l’Italia arretra dal 13° al 15° posto nell’indice che classifica 40 Paesi in base all’attrattività di investimenti e opportunità di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili. Una parziale contrazione confermata in parte anche dalla partecipazione alle aste. La settima asta per le energie rinnovabili dell’Agenzia statale per l’energia (Gse) è stata sottoscritta con un totale di 975 MW di capacità, assegnata tra 59 progetti solari fotovoltaici e 18 progetti eolici onshore di 3400 MW disponibili. Valori, questi, che indicano una partecipazione ridotta a tutte le sette aste svolte. Nell’ottava asta il Gse metterà a disposizione 3300 MW di capacità non aggiudicata nei round precedenti.

Un fattore che ostacola gli investimenti è il processo approvativo

Un fattore che ostacola gli investimenti nel settore delle rinnovabili in Italia, e che viene sollevato come priorità di intervento da tanti operatori, è il processo approvativo di nuovi investimenti e repowering. Questo processo richiede il consenso delle autorità locali da cui dipendono in larga parte le tempistiche talvolta molto lunghe di approvazione, e quindi, di realizzazione dei progetti.
Proprio per questo motivo, attualmente si sta valutando un’eventuale proposta di semplificazione burocratica, che contribuirebbe a migliorare il posizionamento dell’Italia nei confronti di altri Paesi.

Evoluzione tecnologica e disponibilità di risorse naturali

Nonostante il ranking italiano in ribasso, lo stato dell’arte delle rinnovabili nel Paese sta attraversando una fase di significativa trasformazione, in quanto il mercato sta evolvendo grazie a una serie di fattori che favoriscono un forte interesse nell’investire. Tra i fattori principali, i livelli bassi il costo di produzione (LCOE sotto ai 50 €/MWh) e in costante riduzione, grazie all’evoluzione tecnologica e alla buona disponibilità di risorse naturali. A favorire gli investimenti in questo ambito è anche lo sviluppo di contratti di PPA (Power Purchase Agreement) che permettono a stakeholder privati di siglare accordi bilaterali per sostituire parte del proprio approvvigionamento energetico con energia prodotta da impianti rinnovabili.

Il costo di produzione apre un’opportunità per i fornitori di energia

Inoltre, i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica oggi sono incredibilmente alti, comportando un maggiore interesse per l’energia green, meno competitiva sul mercato, perché ha un prezzo inferiore, stabile e non oggetto alle fluttuazioni delle altre commodity.  Il differenziale elevato tra valore della commodity (ovvero il prezzo all’ingrosso dell’energia) e il costo di produzione apre un’opportunità per i fornitori di energia elettrica, ovvero quella di vendere l’energia non a un prezzo pari o simile ai costi di produzione, ma a un valore intermedio rispetto al più elevato PUN (Prezzo Unico Nazionale). Questa opportunità, riporta Adnkronos, è ancora più attrattiva, dal momento che in Italia il mercato presenta un numero finito di nuovi progetti e una crescente domanda. Con l’aumentare dell’offerta e un’auspicabile riduzione del PUN, tale deviazione dovrebbe sgonfiarsi e riportare i valori degli scambi in linea con le previsioni passate.

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Viaggiare in Europa durante e dopo la pandemia

Per valutare l’impatto della pandemia sul settore viaggi Omio, piattaforma di viaggio multimodale, ha lanciato un Rapporto Europeo sulla Mobilità. Il report mostra alcune tendenze di viaggio, e in Italia la prima evidenza è che i viaggi hanno resistito alla pandemia. Dopo l’impatto significativo della prima ondata di Covid-19 nel 2020, quelle successive hanno avuto un effetto sempre minore sul settore, con un numero sempre maggiore di persone che hanno deciso di prenotare un viaggio.
I dati di ogni Paese mostrano che i cittadini di Regno Unito e Spagna hanno viaggiato molto di più nel 2021 rispetto al 2020, mentre i dati di Germania e Italia suggeriscono maggiore cautela, con una crescita più lenta dei viaggi nel 2021.

Mezzi di trasporto colpiti in modo diverso

Quanto al settore del trasporto aereo, secondo i dati Omio tra il 2019 e il 2021 ha registrato un calo significativo dei voli a corto raggio (meno di 400 km). In generale, gli spostamenti su lunghe distanze (oltre 800 km) sono diminuiti del 25% rispetto al periodo pre-pandemia, e quelli su distanze medio-lunghe (400-800 km) hanno registrato un -10%. In pratica, i mezzi di trasporto sono stati colpiti in modo diverso. I treni, ad esempio, hanno assistito a una crescita del numero di passeggeri durante il periodo 2019-2021, mentre sono diminuiti quelli di voli e autobus.

Boom di viaggi nazionali

Rispetto ad altri Paesi, l’Italia ha registrato solo piccole variazioni percentuali nel numero di persone che viaggiano in base alla modalità: i viaggi in treno hanno registrato una variazione del 10% (in aumento o in diminuzione) e quelli in aereo sono calati solo del 30% nell’aprile 2020, mentre in tutti gli altri Paesi sono calati del 55-75%. Nel complesso, si evidenzia un aumento consistente del numero di viaggi all’interno del territorio nazionale. Questo vale anche per l’Italia, dove, i viaggi internazionali si sono dimezzati nel periodo gennaio 2019-dicembre 2021. La Germania rappresenta l’unica eccezione in Europa. Secondo lo studio di Omio, i viaggiatori hanno anche preferito esplorare i sentieri meno battuti rispetto alle destinazioni più popolari.

Prenotazioni sempre più last minute

Ma con l’incertezza della pandemia, le prenotazioni all’ultimo minuto sono raddoppiate, con oltre il 20% dei viaggi prenotati il giorno stesso del viaggio. Nel 2021, le prenotazioni last minute hanno raggiunto un picco del 25% circa, mentre nel 2019 era più vicino al 10%. Gli italiani sono stati quelli che hanno scelto di più il last minute, prenotando due o un giorno prima, se non addirittura il giorno stesso. Dal momento che viaggiare in gruppo non era un’opzione percorribile durante la pandemia, molti hanno scelto di viaggiare in ‘solitaria’. Tuttavia, i viaggi di gruppo sono in ascesa, e già da fine 2021 le due tipologie di viaggio hanno iniziato a registrare gli stessi numeri, anche se il rapporto 2 a 1 dell’estate 2019 è ancora lontano.

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Nel 2024 il Wi-Fi sarà sensing

Potrebbe consentire alle reti di diventare più interattive, applicare nuovi livelli di automazione e portare alla luce nuovi servizi per gli utenti in ambiti quali informazioni sulla salute, privacy e relax. Si chiama Wi-Fi sensing, il nuovo protocollo che farebbe fare un salto alle applicazioni smart home, l’assistenza alla persona, la sicurezza degli edifici, e l’ospitalità. In arrivo nel 2024, con lo standard IEEE 802.11bf, il Wi-Fi sensing è il futuro del Wi-Fi. Almeno, stando alle ultime indicazioni della Wireless Broadband Alliance, associazione di imprese nata nel 2003 per promuovere l’interoperabilità tra operatori del settore, che l’ha messo al centro delle sue ultime linee guida. Le imprese che fanno parte dell’associazione comprendono AT&T, Orange, LG, Intel ed Ericsson, Airties, Boingo Wireless, Broadcom, BT, Cisco Systems, Comcast, Deutsche Telekom AG, Google, Intel e Viasat.

Un cambio di passo per i fornitori di servizi

“Il Wi-Fi sensing – così si legge nel paper Wi-Fi Sensing — Deployment Guidelines della Wireless Broadband Alliance – è una tecnologia nuova e in rapido sviluppo che mira a rivoluzionare il modo in cui le persone utilizzano le reti Wi-Fi in tutto il mondo”.
Secondo Tiago Rodrigues, ceo di Wireless Broadband Alliance, “Il Wi-Fi sensing pone le basi a fornitori di servizi Wi-Fi per espandersi in una varietà di nuovi entusiasmanti mercati, tra cui l’assistenza sanitaria, la sicurezza domestica, l’automazione degli edifici e altro ancora”.

Da standard di comunicazione a nuovo paradigma sensoriale

Lo standard Wi-Fi 802.11bf, su cui poggerà questo sviluppo del Wi-Fi, è stato implementato dall’IEEE 802.11bf Task Group di Francesco Restuccia, ingegnere informatico e ricercatore presso la Northeastern University di Boston. In un articolo scientifico lo studioso ha descritto così le caratteristiche della nuova tecnologia di connessione wireless: “Quando lo standard 802.11bf sarà pronto e presentato dall’IEEE a settembre 2024, il Wi-Fi smetterà di essere solo uno standard di comunicazione per diventare un nuovo paradigma sensoriale”.

Rileva anche i parametri biometrici

Il Wi-Fi sensing sfrutta i segnali Wi-Fi esistenti per rilevare il movimento, tra cui i gesti e i parametri biometrici, cambiando il modo in cui le persone utilizzano le reti Wi-Fi e creando nuovi modelli di business e fonti di ricavo per le imprese. Come riferisce Agi, uno dei passaggi più interessanti del documento fa riferimento all’Intelligenza Artificiale. Questa tecnologia, secondo la visione della Wireless Broadband Alliance, consentirebbe alle reti Wi-Fi di diventare una fonte di intelligenza artificiale per soluzioni preventive, e basate sull’analisi dei dati che potrebbero ridefinire il nostro concetto di smart home. 

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Acquisti: abitudini digitali ed esperienze reali di Gen Z e Gen Alpha

Quali fattori permetteranno ai brand di attirare i consumatori di domani, gli appartenenti alla Gen Z e alla giovanissima Generazione Alpha? Riscoperta e nuovo ruolo del negozio fisico in ottica multicanale, sostenibilità sociale e ambientale come value proposition, e nuove chiavi di coinvolgimento dei clienti, dagli assistenti vocali al metaverso. Sono queste le tendenze evidenziate dalla ricerca L’evoluzione del Consumer Engagement di domani, condotta dagli studenti del MAFED di SDA Bocconi, e promossa da Salesforce. Di fatto, il negozio fisico diventerà un centro di esperienza, non più necessariamente di acquisto. Il 53% dei Gen Z acquista ancora in negozio, un’abitudine che continua anche tra i Gen Alpha, che vedono però sempre meno una linea di demarcazione netta tra e-commerce e shopping fisico.

Dai commessi ai ‘manager di aspettative’

Nei negozi di domani, i commessi non saranno più semplici store assistant, ma sono destinati a diventare ‘manager di aspettative’, in grado di fornire un vero e proprio servizio di consulenza personalizzato. E se prima la sostenibilità era ritenuta un ‘nice to have’, adesso è una condizione necessaria, e per le nuove generazioni è scontato che i brand da cui acquistano abbiano un forte commitment in termini di sostenibilità ambientale e di sostenibilità sociale. Tuttavia, per i più giovani il costo in più della sostenibilità deve essere parte della value proposition del brand, e non un markup a carico del cliente.

I brand devono avere un’identità sonora

Cresciuti con una stimolazione multisensoriale rispetto all’universo digitale (vedi gli assistenti vocali come Alexa o Google Assistant), i giovanissimi si aspettano che anche i brand abbiano un’identità sonora. Questo per i brand significa necessariamente dover dare nuova importanza anche alla capacità di costruire stimoli basati sul senso della voce, anche per la modalità di acquisto e assistenza.
Inoltre, la realtà dev’essere aumentata anche per il brand. Il metaverso, e le nuove piattaforme di gaming e di AR/VR diventano quindi essenziali. Non solo per saper comunicare con le generazioni più giovani, ma anche perché danno alle aziende la possibilità di creare prodotti digitali fondamentali per creare awareness. Ad esempio, collezioni in edizione limitata da mettere in vendita solo in alcuni negozi.

Dalla velocità nelle consegne al second-hand

Dalla velocità nelle consegne all’importanza crescente del second-hand fino alla necessaria trasparenza dei programmi di fidelizzazione, i marchi della moda e del lusso devono imparare a intercettare i trend di cui le nuove generazioni non possono più fare a meno. Le nuove generazioni hanno un tempo di attenzione sempre più limitato, per loro il concetto di e-commerce coincide con il concetto di consegna immediata. Per il 42% dei Gen Z, poi, il reselling è una pratica consueta.  E le nuove generazioni identificano la community anche con la possibilità di fare scambi, noleggi o vendite di prodotti second-hand. Una modalità di sharing di abiti, o accessori e prodotti che fanno parte della loro vita.

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TikTok è l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2022

La crescita di TikTok è inarrestabile. In base al rapporto appena pubblicato da Sensor Tower, “Q1 2022: Store Intelligence Data Digest Report”, TikTok risulta essere l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2022. TikTok è stato scaricato più di 175 milioni di volte a livello globale nel primo trimestre dell’anno. Sull’App Store, TikTok ha avuto oltre 70 milioni di download, ottenendo il primo posto della classifica. Questa è la terza volta che TikTok supera i 70 milioni di download dall’App Store in un solo trimestre. L’applicazione è stata scaricata 115 milioni da Google Play Store. Con questi numeri, è stata la terza app più scaricata sul Play Store a livello globale.

Un successo senza precedenti

TikTok ha anche superato i 3,5 miliardi di download da quando è stata lanciata sul mercato. È la quinta app a raggiungere i 3,5 miliardi di download complessivi nonché l’unica non di proprietà della società madre di Facebook, Meta. Le prime cinque posizioni insieme a TikTok, infatti, sono occupate da Instagram, Facebook, WhatsApp e Telegram. Per farsi un’idea del successo, basta pensare che nessuna app ha avuto più download di TikTok dall’inizio del 2018. In riferimento al mercato degli Stati Uniti, TikTok è stata l’app più scaricata con 19 milioni di download complessivi. L’app è stata la migliore negli Stati Uniti dal primo trimestre del 2021. Di questi 19 milioni di download complessivi, 13 milioni provengono dal solo App Store.

Nuove funzionalità in arrivo

TikTok ha superato i 10 milioni di download sull’App Store per nove trimestri. I numeri di download di TikTok sono vicini ai 6 milioni sul Google Play Store. Ed è stata l’app migliore sul Play Store negli ultimi tre trimestri.
TikTok, diventata famosa per la possibilità di condividere brevi video, è la piattaforma di social media in più rapida crescita. È costantemente una delle app più scaricate a livello globale. E ancora una volta, TikTok è diventata l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2022. Le sue tendenze e il suo algoritmo originale sono tra i fattori che ne hanno decretato il successo.  Oltre a ciò, ByteDance, la società madre di TikTok, ha costantemente aggiunto nuove funzionalità. Tra queste, una delle più recenti aggiunte riguarda il  pulsante Non mi piace nei commenti. 

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Post-Covid: gli italiani consumano più surgelati

Pandemia e smart woking fanno crescere il consumo di cibi surgelati: oggi, il 98% dei nostri connazionali li consuma. Dal 2020 a oggi il 54% degli italiani ha aumentato il consumo di questi prodotti, in modo più marcato al Sud e fra i giovani e nelle famiglie con figli piccoli. Tanto che queste ultime, insieme agli under 35, risultano i consumer più frequenti di prodotti sottozero, in media più di 2 volte a settimana. Il boom di consumi di prodotti sottozero registrato nello scorso biennio risulta evidente anche dall’aumento del consumo pro-capite, che nel 2020 ha superato i 15 kg annui.
Bva Doxa, in collaborazione con l’IIAS (Istituto Italiano Alimenti Surgelati), ha fotografato i nuovi trend del comparto, scoprendo com’è cambiato il freezer degli italiani nell’ultimo biennio e il loro approccio al consumo di frozen food.

Nel freezer entrano prodotti sottozero mai provati prima

L’incremento dei consumi di surgelati si riflette anche in un aumento della varietà: il 74% degli intervistati dichiara di aver messo nel proprio freezer prodotti sottozero mai provati prima (vegetali, snack, pizze, pesce, piatti pronti). Verdure, pesce e pizze surgelate si confermano i prodotti sempre presenti nei freezer, anche nel post Covid. Ma con alcune differenze: i vegetali sottozero risultano i più amati dai single e dalle coppie senza figli (44%), mentre i prodotti ittici in versione frozen conquistano sempre più spazio sulle tavole delle famiglie con bambini (40%) e al Centro Italia.

Non mancano i piatti pronti 

Pizze, snack e patate fritte ottengono il 26% delle preferenze di tutti, che sale al 29% al Nord-Est e al 30% nei nuclei familiari con figli piccoli. Non mancano nel freezer anche i piatti pronti (13%), alimenti pratici che continuano a essere scelti anche dopo la prima fase di pandemia, e che risultano più presenti nei freezer dei single senza figli (16%) e al Centro Italia (15%). Nel freezer delle famiglie con figli grandi, invece, c’è posto per tutti i prodotti surgelati: il 30% compra dagli ittici ai vegetali, dalle pizze agli snack. E il 43% dichiara di fare scorte congelando autonomamente anche alimenti come pane, carne, sughi o altre preparazioni casalinghe, soprattutto al Nord-Est.

Il principale driver d’acquisto è la praticità

Per tutte le categorie merceologiche sottozero, il principale driver d’acquisto si conferma la praticità (70%), soprattutto per le donne, al Nord-Est e nella fascia d’età 35-54 anni. Seguono la possibilità di variare il menu (37%), in particolare per le famiglie con figli piccoli, e la riduzione degli sprechi (25%), soprattutto le coppie senza figli. Rilevanti anche il contenuto nutrizionale (il 22% considera i surgelati analoghi ai prodotti freschi), e la convenienza (22%), soprattutto al Sud e nelle famiglie con figli. Per il 17% del campione, poi, i frozen food sono anche un aiuto a risparmiare. Lo confermano in particolare gli under 35 e i single senza figli.

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