Italia sempre più cashless: boom dei pagamenti digitali

Il 2024 ha registrato un ulteriore passo avanti per i pagamenti digitali in Italia. Sempre più persone scelgono carte e strumenti cashless non solo per spese importanti, ma anche per piccoli acquisti di tutti i giorni. A raccontarlo è la XXIII edizione dell’Osservatorio Carte di Credito e Digital Payments, curato da Assofin, Ipsos e Nomisma con il supporto di CRIF.

Le cifre parlano chiaro: le transazioni senza contante sono cresciute del 12,3% rispetto al 2023, mentre il valore complessivo movimentato è aumentato del 4,1%. Un trend che conferma come il digitale stia diventando la modalità preferita per pagare, soprattutto tra le nuove generazioni.

Carte di credito e debito

Le carte di credito attive sono state 13,8 milioni, leggermente meno dell’anno precedente, ma con un utilizzo più frequente. Nel 2024 si sono registrati 1,7 miliardi di operazioni (+7%) per un valore di 109 miliardi di euro. L’importo medio per singola spesa è sceso a 63 euro, segnale che ormai la carta non è più solo uno strumento per grandi acquisti.

Le carte di debito si confermano lo strumento più usato: le operazioni ai POS sono cresciute del 16,4% e rappresentano quasi due terzi del totale dei pagamenti elettronici.

L’exploit delle prepagate

In forte crescita anche le carte prepagate, arrivate a quota 33,6 milioni. Le transazioni sono salite del 13% rispetto al 2023, con un importo medio di 32 euro. La loro diffusione è trainata soprattutto dagli acquisti online e dall’integrazione con wallet e app di pagamento digitale.

Pagamenti a rate e Buy Now Pay Later

Gli italiani apprezzano sempre di più le formule flessibili. Oltre metà delle carte di credito prevede l’opzione a saldo o rateale e nel primo semestre 2025 i finanziamenti tradizionali a rate sono cresciuti del 15,9%. Cala invece l’utilizzo delle revolving.

Il fenomeno del “Buy Now Pay Later” continua a espandersi, sia nei negozi fisici sia online. A livello globale vale ormai il 5% della spesa eCommerce. Anche in Italia il suo impatto cresce, anche se la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori, in vigore dal 2026, potrebbe ridimensionarne la corsa.

Tra voglia di sicurezza e nuove tecnologie

Secondo l’Osservatorio, nel 2025 i pagamenti digitali hanno raggiunto il 55% delle transazioni effettuate dai decisori italiani. Un dato spinto dai giovani, ma con un aumento anche tra gli over 60, che usano sempre più le carte per spese quotidiane.

Sul fronte sicurezza, il rischio di frodi resta basso. Cresce però l’interesse verso l’intelligenza artificiale come strumento di protezione. Per oltre metà degli italiani l’AI avrà un impatto positivo sulla vita di tutti i giorni, in particolare nella gestione dei pagamenti digitali.

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Conti correnti: gli italiani vittime di truffa sono oltre 2 milioni

Secondo i dati emersi dall’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat nel corso del 2024 sono stati oltre 2 milioni gli italiani vittime di truffa legata ai conti correnti. Un danno economico totale stimato in oltre 970 milioni di euro.

Il fenomeno delle truffe sui conti correnti è sempre più diffuso, tanto che secondo un rapporto di Banca d’Italia nel secondo semestre 2024 il valore dei soli bonifici fraudolenti ammontava a 65,5 milioni di euro. Per porre un argine al fenomeno, da ottobre 2025 entreranno in vigore nuove regole, in particolare, la verifica del beneficiario.
Ma contrariamente a quanto si possa pensare, a subire più frequentemente una truffa o un tentativo di frode legati ai conti correnti non sono gli anziani.

Sono in pochi a denunciare

A fronte di una media nazionale di truffati pari al 4,7%, nella fascia 25-34 anni la percentuale raggiunge il 7,3% e tra i 18-24enni arriva addirittura al 9,6%.
Tra i canali più usati per tendere una trappola rientrano le false email (45,2%) e i finti call center (33,3%). In quasi 1 caso su 4 (24,7%) come cavallo di Troia è stato utilizzato un SMS, mentre nel 21,5% dei casi un finto sito web.

Più di un truffato su 3 (39,8%) sceglie però di non denunciare l’accaduto.
Le motivazioni principali per giustificare la mancata denuncia riguardano il danno economico basso (29,7%) e il timore di apparire ingenui per esserci cascati (24,3%).

Come difendersi?

Se si riceve un’e-mail da parte della banca in cui si chiedono informazioni come user e password di accesso all’home banking si tratta di un tentativo di “phishing”, una tecnica usata dai criminali informatici per estorcere con l’inganno informazioni personali.
Attenzione anche ai siti dove inserire le coordinate del conto: verificare che nell’indirizzo sia presente la sigla HTTPS, che garantisce la protezione delle informazioni inviate alla piattaforma.

Molti istituti di credito offrono però la possibilità di attivare le notifiche automatiche (tramite SMS o app) che allertano il cliente in caso di movimenti sul conto corrente. E a partire dal 2019 è attivo il sistema Strong Customer Authentication, che prevede una doppia verifica dell’identità dell’utente da parte dell’Istituto di credito prima di dare l’ok alle operazioni richieste.

La trappola del finto versamento

Una delle ultime truffe sui conti correnti è quella del “finto versamento”. La vittima, in questo caso, è un ignaro cittadino, che ad esempio, sceglie di vendere un oggetto online tramite le comuni piattaforme di compravendita.

Il truffatore finge di acquistare l’oggetto, ma al momento di definire la modalità di pagamento convince il venditore dell’esistenza di una nuova procedura, che tramite ATM consente di accorciare le tempistiche e ricevere immediatamente il denaro sul conto.
Ovviamente, con tale procedura il denaro non viene versato sul conto del venditore, anzi, viene prelevato allo stesso e accreditato sul conto o sulla carta prepagata del truffatore.

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Italiani, (quasi) tutti connessi, ma ancora poco ‘istruiti’

L’Italia è sempre più digitale, ma non tutti riescono a tenere il passo. Secondo l’ultimo report Eurispes, oggi quasi 52 milioni di italiani hanno accesso a Internet, pari all’87,7% della popolazione. Restano però oltre sette milioni di esclusi, concentrati soprattutto tra anziani, famiglie con redditi bassi e nelle aree interne del Paese (Digital 2024 Global Overview Report).

Il dato fa riflettere: non basta avere a disposizione la rete, bisogna anche saperla usare. L’Italia, con un’età media tra le più alte d’Europa (47,9 anni), sconta un forte divario generazionale. I nativi digitali padroneggiano con naturalezza le tecnologie, mentre gli over 65 hanno molte più difficoltà. resta più complicato.

Lo smartphone è il primo strumento di connessione 

Per la maggior parte degli italiani lo smartphone è il principale strumento di connessione. Il computer, fisso o portatile, viene utilizzato solo dalla metà della popolazione. Questo però limita la possibilità di sfruttare servizi complessi, come SPID, CIE o piattaforme di formazione online.

I dati Istat segnalano un paradosso: i giovani passano in media oltre due ore al giorno sui social, ma solo il 18% utilizza Internet per attività formative o di partecipazione civica. La digitalizzazione, insomma, cresce nei numeri, ma non sempre nella qualità.

Quando il digitale diventa “fatica”

La vita online porta con sé nuove vulnerabilità. Il sovraccarico informativo, fatto di notifiche, news e aggiornamenti costanti, genera ansia e distrazione cronica. È la cosiddetta “fatica da social media”, che riduce concentrazione e benessere.

Accanto a questo emerge la FOMO, la paura di restare fuori da ciò che accade. In Italia oltre il 70% degli adolescenti dice di provare ansia se non è sempre connesso (Iss). Stories e messaggi a tempo alimentano la sensazione di doversi tenere sempre aggiornati, anche a costo di sacrificare la qualità delle relazioni.

Identità e dipendenza

Nell’era dei like e delle visualizzazioni, l’identità personale si gioca anche online. Mostrarsi, raccontarsi, performare: esiste una forte pressione a mantenere un’immagine curata e “ottimizzata”, con ripercussioni su autenticità e autostima.

A questo si aggiunge il tema della dipendenza. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, più del 30% degli adolescenti italiani mostra segnali di utilizzo compulsivo dello smartphone. Non solo ragazzi: anche adulti e lavoratori vivono forme di dipendenza silenziosa, tra e-mail, chat e acquisti online. L’OMS ha già riconosciuto il “gaming disorder” come patologia, ma la dinamica della ricompensa immediata ormai caratterizza tutte le piattaforme digitali.

Obiettivo inclusione

Oggi in Italia quasi tutti hanno accesso alla rete. Il prossimo passo, sarà quello di trasformare la connessione in competenza, consapevolezza e inclusione. Perché il digitale non deve essere un muro che divide, ma un mezzo di unione.  

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Creator: chi sono i nuovi protagonisti del mercato digitale in Europa?

Lavoro “vero” o semplicemente una passione che permette di far guadagnare un piccolo extra? Cosa comporta essere – o voler essere – un creator? Lo vediamo ogni giorno sui social: tantissimi italiani provano a trasformare la creazione di contenuti in una carriera.

E proprio l’Italia guida la classifica europea per numero di creator a tempo pieno: il 35% di chi lavora nel settore ha fatto di questa attività la propria occupazione principale. È uno dei dati più rilevanti emersi dallo studio “Creator Economy 2025”, condotto da Kolsquare, realtà francese specializzata in influencer marketing.

Etica prima del compenso: i creator scelgono in base ai valori

Tra le motivazioni che guidano la scelta di un brand con cui collaborare, spicca per il 62% dei creator italiani la condivisione dei valori. Il compenso, sebbene importante, viene al primo posto solo per il 36%.

Trasparenza e sostenibilità sono invece considerati fondamentali per costruire fiducia con il proprio pubblico. Quasi la metà promuove contenuti legati all’ambiente, mentre il 47% si impegna su temi di inclusione e diversità.

I guadagni però non sono alti 

Nonostante la crescita del settore, riporta Askanews, i guadagni restano bassi per molti. Il 74% degli intervistati dichiara entrate inferiori a 5.000 euro al mese, e il 35% non supera i 1.000 euro. Il gender gap è evidente: le donne guadagnano meno dei colleghi uomini e sono meno rappresentate nelle fasce di reddito più alte.

Creator multitasking tra passione, lavoro e AI

Solo il 28% considera questa professione il proprio unico impiego. Il resto affianca altre attività, spesso nel campo del marketing. L’80% usa strumenti di intelligenza artificiale per generare idee, scrivere testi e analizzare dati. Nonostante ciò, molti lamentano ritardi nei pagamenti, richieste eccessive dai brand e stress dovuto ai ritmi elevati.

Instagram è la piattaforma dove si guadagna di più 

Instagram è la principale fonte di reddito per il 53% dei creator, seguito da TikTok e YouTube. Cresce l’uso di programmi di affiliazione e collaborazione diretta, soprattutto in Italia e Germania, dove si prevede un forte incremento degli investimenti nei micro influencer.

Un ecosistema che si evolve continuamente

Secondo Federico Spinelli, country manager Italia di Kolsquare, il futuro della creator economy passa per tre direttrici: affiliazione, piccoli creator con community attive e nuove modalità di vendita integrata.

In un contesto di budget ridotti e mercati instabili, i brand cercano risultati concreti. E i creator, sempre più professionisti, sembrano pronti alla sfida.

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Frodi creditizie, nel 2024 più colpiti i prestiti personali. Importo medio +3,2

Lo evidenzia l’ultima analisi dell’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie: nonostante il leggero calo del numero di frodi creditizie rilevate (-4,6%), la tendenza verso danni economici medi è sempre più rilevante.
Nel 2024 si rileva una netta diminuzione dei casi di frode di piccolo importo: quelle inferiori a 1.500 euro rappresentano il 20,2% del totale, -30% rispetto all’anno precedente.

Rispetto al 2023 cresce l’importo medio frodato (+3,2%), mentre il valore complessivo dei danni causati rimane stabile. E sono iIn forte crescita i casi di frode su prestiti personali.

Una polarizzazione verso importi medi e medio-alti

Nel 2024 in Italia sono stati registrati quasi 31.000 casi di frodi creditizie basate sul furto di identità, con un importo medio per frode superiore a 4.800 euro e un valore economico complessivo che sfiora 150 milioni di euro.
La tendenza indica come i criminali mirino a valori sempre più consistenti. Infatti, crescono i casi nella fascia 1.500-3.000 euro (+11,3%), e soprattutto, si registra quasi il raddoppio (+92,7%) dei casi tra 3.000 e 5.000 euro, che attivano a rappresentare il 15,2% del totale.

Al contrario, le frodi tra 5.000 e 10.000 euro sono in lieve calo (-6,2%), mentre aumentano sensibilmente anche quelle oltre 10.000 euro (+29,4%), a conferma di una polarizzazione verso importi medi e medio-alti.
Solo le frodi sopra 20.000 euro mostrano una flessione (-12,1%), segno che i colpi più eclatanti restano meno frequenti, ma le perdite complessive restano ingenti.

In riduzione le truffe sui prestiti finalizzati

Il prestito finalizzato si conferma la forma di finanziamento più colpita, anche se la sua incidenza continua a ridursi (34,4% dei casi, -23,8% rispetto al 2023). Tuttavia, l’importo medio delle frodi su prestiti finalizzati cresce in modo significativo (+16,7%), attestandosi a quasi 7.000 euro.
(+65,9%), che ora rappresentano oltre un quarto del totale e hanno un importo medio superiore a 16.600 euro, segno che i frodatori cercano prodotti finanziari più flessibili.

Le frodi su carte di credito, incluse le revolving, sono in calo (-11,2%), mentre si conferma la crescita delle truffe legate al Buy Now, Pay Later (BNPL) che pur restando residuali (5,7%), riflettono la maggiore esposizione ai rischi digitali.

Aumentano i finanziamenti fraudolenti per spese professionali

Dei beni acquistati con finanziamenti fraudolenti oltre il 10% riguardano spese per la casa, soprattutto elettrodomestici (28,7%), auto-moto (9,6%), elettronica/informatica/telefonia (5,4%), arredamento (5,2%) e immobili/ristrutturazione (5,0%).
Da segnalare il forte aumento delle frodi sulle spese professionali (+51,5%), che comprendono l’avvio di attività, corsi e formazione.

Quanto al profilo delle vittime sono i giovani tra 18-40 anni a risultare più vulnerabili. A livello territoriale, Lombardia, Campania, Sicilia e Lazio si confermano le regioni con il maggior numero di casi, seguite da Puglia e Piemonte. La Lombardia, in particolare, registra una crescita significativa (+6,3%), consolidando la sua posizione di regione più colpita.

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Città italiane: migliora il verde urbano, l’aria che respiriamo… no

Il miglioramento c’è stato, per fortuna: le metropoli del Belpaese hanno messo a segno qualche punto in più in termini di sostenibilità e di verde. Le città italiane, infatti, stanno investendo in interventi su mobilità dolce, energie rinnovabili e spazi verdi. La qualità dell’aria, invece, continua a rappresentare una delle principali criticità.

Secondo i più recenti dati pubblicati dall’Istat nel report ‘Dati ambientali nelle città’, molte delle 109 amministrazioni capoluogo si trovano ad affrontare livelli elevati di inquinanti atmosferici, come ozono e polveri sottili.

Inquinamento ancora sopra i livelli di sicurezza

Anche se c’è stato qualche lieve miglioramento, l’aria che si respira nei principali centri urbani italiani è spesso dannosa per la salute.

Le concentrazioni di particolato e ozono continuano a superare i limiti suggeriti dagli organismi sanitari, evidenziando la necessità di interventi più incisivi e sistemici.

La mobilità si trasforma: più bici, meno condivisione

Negli ultimi cinque anni, le piste ciclabili si sono allungate del 27,4%, segno di una crescente attenzione alla mobilità a basso impatto. Il trasporto pubblico, dopo il calo legato al Covid-19, è tornato su livelli simili al periodo pre-pandemia. In questo scenario, tutto sommato positivo, c’è un ma: oltre il 40% degli autobus in circolazione ha più di dieci anni.

Segnali contrastanti arrivano invece dalla mobilità condivisa: il car sharing recupera terreno, mentre altri servizi mostrano un lieve calo.

Più alberi e aree verdi 

Le aree verdi accessibili alla popolazione crescono lentamente, con una media dello 0,4% annuo dal 2011. Più significativo il dato sulle nuove superfici boschive urbane, aumentate del 6,7% in un anno. Queste azioni puntano a mitigare l’effetto delle isole di calore e a migliorare il microclima cittadino.

Sì a rinnovabili ed elettrico

Le fonti di energia pulita guadagnano terreno: nel 2023, la potenza degli impianti fotovoltaici installati è salita del 17,5%. In parallelo, cresce la rete per la mobilità elettrica, con un aumento del 34,5% delle colonnine di ricarica sul territorio urbano.

Le città come centri di sperimentazione ambientale

Con circa un terzo della popolazione residente nei capoluoghi, le città italiane sono al centro della transizione ecologica.

Le amministrazioni locali sono chiamate a trovare un equilibrio tra innovazione, tutela dell’ambiente e qualità della vita, trasformando lo spazio urbano in un ecosistema più sano e vivibile per tutti.

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Adolescenti: bullismo e solitudine tra i banchi (e sul web)

La scuola, il cortile, le chat, i social. Sono questi gli spazi in cui oggi si consumano molti atti di bullismo tra gli adolescenti. Non si tratta di episodi sporadici: secondo una ricerca dell’ISTAT condotta nel 2023, oltre il 68% degli adolescenti italiani tra 11 e 19 anni ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di emarginazione, insulto o aggressione fisica, sia dal vivo che online.

In quasi un caso su cinque, queste situazioni sono ricorrenti e vissute più volte al mese. E tra gli 11-13enni, la percentuale sale al 23,7%, segno che le fasce più giovani sono particolarmente esposte. Insomma, è un problema grave che coinvolge oltre due terzi dei ragazzi.

Differenze territoriali: va peggio al Nord

I dati mostrano una differenza anche su base geografica. Se nel Mezzogiorno un ragazzo su tre afferma di non aver mai subito comportamenti offensivi, al Nord le vittime abituali sono di più.

Il Nord-Est, in particolare, registra il dato più elevato di bullismo ripetuto: il 22,1%.

Forme diverse, stesso impatto

Il bullismo non si manifesta sempre allo stesso modo. Può essere diretto, con insulti o aggressioni, oppure indiretto, come l’esclusione sociale o la diffusione di pettegolezzi. Le offese verbali sono la forma più frequente: più della metà degli adolescenti ha ricevuto insulti. Le aggressioni fisiche coinvolgono invece circa 1 giovane su 10.

Le ragazze sono più frequentemente isolate o escluse, mentre i ragazzi subiscono più insulti e violenze fisiche. Anche l’età influisce: gli 11-13enni riportano più offese e diffamazioni, mentre tra i 14-19enni crescono le segnalazioni di minacce e atti fisici.

Quando il fenomeno è online

Con la diffusione dei social media, il bullismo ha trovato nuovi spazi. Il cyberbullismo colpisce oggi oltre un terzo dei ragazzi. Tra questi, il 9% dei maschi racconta di essere stato bersaglio di attacchi online in modo continuativo.

Le offese digitali superano spesso quelle “dal vivo”, soprattutto tra i ragazzi più connessi.

Serve una risposta collettiva

Il bullismo, in tutte le sue forme, è un fenomeno complesso che va affrontato con strumenti adeguati. Famiglie, scuole e istituzioni devono collaborare per creare ambienti più sicuri, inclusivi e rispettosi. I dati ci mostrano dove intervenire.
Ora serve il coraggio di farlo.

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Pensione, spese mediche e stabilità dei figli: cosa preoccupa gli italiani

Quali sono i timori degli italiani quando pensano al futuro? Molte paure si riferiscono alla sfera delle finanze familiari. Pensione, spese per la salute e stabilità economica dei propri figli sono infatti i temi che fanno preoccupare i nostri connazionali. A rivelarlo è un’indagine realizzata da mUp Research per Facile.it, in occasione del lancio della loro sezione dedicata agli investimenti.

Nonostante quasi 38 milioni di persone si dicano in ansia per le loro finanze, soltanto il 18% afferma di aver messo da parte delle risorse per affrontare eventuali imprevisti. Come sottolinea Maurizio Pescarini, CEO di Facile.it, una pianificazione oculata può fare la differenza: “Comportamenti virtuosi, dal risparmio all’investimento, consentono di costruire un futuro più sereno per sé e per la propria famiglia”. “Con la nuova sezione dedicata agli investimenti” aggiunge Pescarini “vogliamo affiancare le famiglie nella gestione delle loro finanze, in modo semplice e senza sprechi di tempo e denaro”.

Le principali paure degli italiani

Dall’indagine emerge che per 6 italiani su 10 (in particolare per coloro che si trovano nella fascia d’età 35-54) la pensione insufficiente è la principale preoccupazione per il futuro. Segue quella di dover affrontare spese mediche inaspettate, che interessa il 47% degli intervistati (con un picco del 54% per gli over 65).

Quasi un terzo degli intervistati (33%) si dice in ansia per la situazione economica dei propri figli, un timore che tocca soprattutto i genitori più giovani (tra i 25 e i 34 anni), dove la percentuale sale al 38%. 

I timori cambiano a seconda del luogo geografico

Le paure variano: al Nord prevale l’allarme sulle pensioni (fino al 63,5% nel Nord-Ovest), mentre al Sud a destare maggiori incertezze è il futuro delle nuove generazioni (37%).

Le donne manifestano una situazione di insicurezza leggermente più alta degli uomini (94% contro 90%), con un’attenzione particolare sulle pensioni e sulle spese per la salute, mentre per questi ultimi l’incertezza si concentra sulle sorti economiche dei propri figli.

Polizze vita rivalutabili: una soluzione per il futuro

Dall’indagine emerge che solo il 19% degli intervistati conosce le polizze vita rivalutabili, uno strumento che può contribuire a costruire un futuro più sereno. Eppure, oltre un terzo di coloro che le conoscono (35%) ha scelto di sottoscriverle.

Le caratteristiche che le rendono appetibili includono la garanzia del capitale (38%), la possibilità di un riscatto anticipato (26,5%) e quella di designare un beneficiario al di fuori degli eredi (25%). Quasi un sottoscrittore su quattro, infine, apprezza l’esenzione dalla tassa di successione che questi contratti offrono.

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Scuola, 13 settimane senza. E per i genitori inizia il tour de force

Con circa 13 settimane di chiusura scolastica, il 72% delle famiglie italiane ammette di dover fare ‘grandi sacrifici’ per trovare soluzioni di custodia per i propri figli. E il 63% delle madri lavoratrici si sente ‘esausta’ durante il periodo estivo.

L’estate dovrebbe essere sinonimo di vacanza e leggerezza, ma per molti genitori italiani, si trasforma in una maratona logistica e mentale.
Ansia, irritabilità, conflitti e senso di inadeguatezza sono all’ordine del giorno.
Non è un caso se l’Ordine degli Psicologi della Lombardia segnali un aumento del 30-40% delle richieste di supporto genitoriale tra giugno e agosto.

“Con i genitori al lavoro e pochi giorni di ferie a disposizione, si rischia di vivere le vacanze con frustrazione, stress e sensi di colpa – spiega Mara Compagnoni, psicologa e psicoterapeuta -. E non solo per le mamme: oggi spesso anche i papà si trovano coinvolti nella giostra dell’accudimento estivo”.

Stop alla trappola della “vacanza perfetta”

“Il senso di colpa genitoriale ha radici profonde – continua Compagnoni -. È il riflesso del nostro sistema motivazionale di accudimento, che si attiva quando percepiamo i nostri figli in difficoltà”.
Ma la soluzione non è diventare supereroi. “Bastano pochi momenti di qualità, vissuti con autenticità – aggiunge la psicologa -. Fare insieme attività cooperative, come sport o giochi di squadra, aiuta i bambini a sviluppare autonomia e noi adulti a sentirci meno inadeguati e sotto pressione”.

Altro grande mito da sfatare è quello della vacanza perfetta. Quella con l’albergo da sogno, le attività su misura, i figli felici e mai annoiati.
“Attenzione – avverte -, perché creare aspettative irrealistiche rischia solo di generare ulteriore stress, ansia e frustrazione”.

“Parliamone”, la parola d’ordine per evitare conflitti

Estate significa più tempo insieme. E questo può voler dire anche più occasioni di scontro, con il partner, i figli, i nonni.

“La chiave – spiega ancora Compagnoni – è la comunicazione. Parlate tra voi adulti prima di partire: cosa desideriamo da queste vacanze? Cosa ci aspettiamo l’uno dall’altro? Bisogna chiarire in anticipo le esigenze reciproche e trovare compromessi condivisi. Mettere sul tavolo aspettative e bisogni può evitare malintesi e tensioni. Con il dialogo e la cooperazione i conflitti si possono affrontare senza farsi sopraffare”.
Anche con figli e nonni vale la stessa regola, spiegare, ascoltare, negoziare.

Compiti delle vacanze: missione impossibile?

E come affrontare senza drammi i temuti e odiati compiti estivi?
“Meglio evitare di iniziarli subito – consiglia la psicologa -, è importante concedere ai bambini un periodo di decompressione dopo la fine della scuola. Quando si riparte, stabilite una routine leggera: mezz’ora ogni due giorni per i piccoli, un’ora per i più grandi, magari al mattino o dopo pranzo, evitando la sera”.

Ma devono farli da soli? “L’autonomia è una conquista lenta – sottolinea -. Non dobbiamo sostituirci ai nostri figli, ma accompagnarli, motivarli, guidarli con fermezza e dolcezza e aiutarli a tollerare la frustrazione”.

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Gli animali da compagnia? I migliori alleati contro lo stress

Una palla di pelo scaccia tutti i pensieri negativi, meglio di qualunque altra cosa. Quando la giornata è complicata e lo stress prende il sopravvento, molti italiani preferiscono rifugiarsi nella compagnia del proprio animale domestico. A rivelarlo è un’indagine internazionale condotta da Mars Petcare, leader nel settore della cura degli animali, in collaborazione con Calm, app per la salute mentale.

Il sondaggio, che ha coinvolto oltre 30.000 proprietari di pet in 20 Paesi, mostra un dato curioso ma significativo: in Italia, il 55% degli intervistati sceglie di passare del tempo con il proprio cane o gatto nei momenti di stress, preferendolo al partner (32%), agli amici (23%), alla famiglia (20%) e perfino ai figli (17%).

Una fonte silenziosa di serenità

Non si tratta solo di compagnia. Secondo l’89% degli italiani intervistati, gli animali domestici contribuiscono attivamente al benessere mentale dei loro padroni. Non è necessario che facciano nulla di straordinario: la sola presenza del loro amico a quattro zampe riesce a trasmettere calma e conforto.

Il 63% afferma che il proprio pet offre supporto semplicemente stando accanto nei momenti difficili, mentre un altro 16% trova sollievo nel parlare al proprio animale, confidando pensieri e preoccupazioni senza timore di giudizio.

Vivere il presente, grazie agli amici a quattro zampe

Secondo Tammie King, esperta di comportamento animale e responsabile della ricerca al Waltham Petcare Science Institute, questi piccoli gesti quotidiani rappresentano veri e propri strumenti naturali di benessere. Le interazioni con i pet, anche solo una carezza, possono infatti stimolare la produzione di ossitocina, l’ormone legato alla felicità e alla connessione emotiva.

“Spesso non ci accorgiamo di quanto i nostri animali ci restituiscano in termini di equilibrio e serenità”, sottolinea King. “Rivedere quelle che sembrano semplici interruzioni nella routine come inviti a rallentare e a vivere il momento può cambiare la percezione delle nostre giornate”.

Un antidoto alla vita iperconnessa

In un’epoca dominata da schermi, impegni e stimoli continui, gli animali domestici si rivelano preziosi compagni di quiete.

Non solo ci aiutano a staccare, ma ci riportano a una dimensione più umana, fatta di ascolto, presenza e affetto incondizionato.

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