Regali: quali sono i preferiti dagli italiani?

Se il regalo è scelto con il cuore crea un momento di condivisione che unisce chi lo dona e chi lo riceve, trasmettendo emozioni profonde e consolidando legami sinceri.
Dalle preferenze materiali ai sogni impossibili, il sondaggio ‘Babbo Natale’, realizzato da Human Highway, offre uno spaccato sui desideri natalizi degli italiani, e conferma l’abbigliamento come categoria top.

In particolare felpa e piumino sono preferiti dagli uomini e il cappotto dalle donne.
Quanto agli accessori, gli uomini preferiscono orologi e sneakers (al primo posto per i Millennial), le donne profumi e gioielli. E ancora, smartphone e PC sono in cima alla lista degli uomini, mentre le donne desiderano prodotti Dyson e smartphone.

La lista dei “fanta-regali”

La ricerca analizza le attese delle persone studiandone le reazioni di fronte a una lista di oggetti che non esistono, e probabilmente, non saranno mai disponibili. La scelta si svolge nell’ambito di un gioco di immaginazione, individuando l’oggetto preferito da una lista di ‘fanta-regali’.

E tra i desideri ‘impossibili’, spicca la ‘pillola che fa guarire da tutte le malattie’, il regalo più ambito in assoluto, seguita dal ‘teletrasporto’, al secondo posto è più desiderato dagli under 34, mentre ‘La macchina del tempo’ è il sogno più grande per gli over 55.

Le differenze di genere, invece, si colgono solo per alcune risposte, come il ‘colf robot’ per le donne e, ancora, la ‘macchina del tempo’ per gli uomini.

I doni che non si possono comprare

Tornando alla realtà, la ricerca svela i desideri più intimi delle persone, i regali che non si possono acquistare, ma che si vorrebbe ricevere.
Si tratta di ‘regali che non si possono comprare’ perché non si ottengono con uno scambio di denaro. Sono i doni più autentici, che esistono solo se qualcuno li regala per davvero.

Tra i desideri più sentiti, ‘Il tempo con una persona cara’, ‘Rapporti familiari più sereni’, ‘Il vero amore’, indicato particolarmente dai più giovani, ‘Stare di più con i miei figli’, scelto maggiormente dagli over 65.

Ma cosa si vorrebbe regalare?

Ma quali sono i regali che si vorrebbero fare? Alla domanda, le donne rispondono che donerebbero salute alle loro mamme, mentre gli uomini alle mogli e i giovani tra 25 e 34 anni regalerebbero più tempo alla famiglia.

È sorprendente osservare come i desideri delle persone non si concentrino prevalentemente su beni materiali, o esperienze legate alla disponibilità economica, ma piuttosto sull’aspirazione a una vita serena, appagante e ricca di relazioni significative.
Questo orientamento emerge infatti sia nel tipo di regalo che si desidera ricevere per sé sia in quello che si vorrebbe offrire agli altri.

Pubblicato
Categorie: Cultura

Un’ora di camminata al giorno allunga la vita di 6 ore

Un nuovo studio invita a fare esercizio fisico all’aria aperta e a muoversi di più, rivelando che una semplice camminata quotidiana di un’ora potrebbe aumentare di sei ore la durata della vita. Questo beneficio riguarda in particolare chi appartiene al 25% della popolazione meno attiva negli Stati Uniti, come dimostrano i dati raccolti da un team di ricerca della Griffith University in Australia.

I risultati dello studio quantificano i vantaggi di uno stile di vita attivo. “Se tutti si impegnassero a essere attivi quanto il 25% della popolazione più dinamica, gli americani di età superiore ai 40 anni guadagnerebbero in media 5,3 anni di vita”, spiegano i ricercatori.

Il dato più sorprendente emerge per le persone meno attive: un’ora di camminata in più al giorno può aggiungere fino a 6,3 ore di aspettativa di vita.

L’analisi dei dati e i risultati

I ricercatori, riferisce Adnkronos, hanno analizzato i dati sull’attività fisica raccolti dal National Health and Nutritional Examination Survey (NHANES), un’indagine che coinvolge ogni anno circa 5.000 volontari negli Stati Uniti. Idati di 824 partecipanti sono stati esclusi perché non avevano indossato i dispositivi di monitoraggio abbastanza a lungo.

Per comprendere l’impatto dell’attività fisica sulla mortalità, gli studiosi hanno utilizzato i dati NHANES, confrontandoli con modelli di tabelle di vita e precedenti ricerche su esercizio fisico e longevità. L’obiettivo del team è sensibilizzare sull’importanza di uno stile di vita attivo, dimostrando che anche piccoli cambiamenti possono portare grandi benefici per la salute.

Come diventare ogni giorno più attivi 

Secondo Lennert Veerman, professore di salute pubblica alla Griffith University, raggiungere un livello di attività che apporti reali benefici non è un’impresa impossibile. Per essere al livello di quel 25% più attivo, “Bastano poco meno di tre ore di camminata al giorno, ma anche altre forme di esercizio possono essere valide”, afferma Veerman.

Quantificare i benefici dell’attività fisica può motivare le persone a iniziare a muoversi di più. Che si tratti di pochi minuti al giorno per abbassare la pressione sanguigna o di esercizi brevi per migliorare la forza muscolare, ogni passo verso uno stile di vita attivo contribuisce a migliorare salute e longevità.

Pubblicato
Categorie: Società

Trend dei consumi nel 2025: previsto un lieve calo nelle intenzioni d’acquisto

Nel primo trimestre del 2025, gli italiani si mostrano prudenti nei consumi, con un calo stimato dell’1,5% nelle intenzioni d’acquisto. In particolare, il settore della mobilità risente maggiormente di questa frenata, con una contrazione del 19,4% per le auto nuove e del 12,5% per quelle usate.

È quanto evidenziato dall’Osservatorio mensile Findomestic, anticipato da Adnkronos, che sottolinea come il contesto economico continui a influenzare il comportamento dei consumatori.

Segnali positivi nel settore casa

Nonostante la cautela generale, l’interesse per il miglioramento delle abitazioni rimane elevato. Gli italiani puntano su infissi (+20%), grandi elettrodomestici (+17,6%), ristrutturazioni (+15,3%) e mobili (+11,2%). I bonus governativi, previsti per questi settori, giocano un ruolo chiave nell’orientare le scelte.

Tuttavia, segmenti legati all’efficienza energetica, come isolamento termico (-0,7%), fotovoltaico (-3,7%) e pompe di calore (-4,7%), mostrano una leggera flessione.

Regali di Natale: abbigliamento in pole position

Durante il periodo natalizio, gli italiani hanno preferito regali tradizionali. Abbigliamento e accessori (46%) sono stati i più scelti, seguiti da libri e musica (34%) e gift card (30%). La tecnologia, un tempo regina delle festività, ha subito un calo significativo, con solo il 20% delle preferenze rispetto al 34% del 2022.

La spesa media per i regali nel 2024 si è attestata a 308 euro, segnando una riduzione rispetto agli anni precedenti.

Crescita dei beni durevoli nel 2024

Il mercato dei beni durevoli ha chiuso il 2024 con un incremento del 4,2%, raggiungendo i 78,33 miliardi di euro. Tra i prodotti più venduti spiccano friggitrici (+30,2%), robot da cucina (+25,5%) e mini-aspirapolvere (+16,6%).

Anche il settore della mobilità ha registrato una crescita del 7,6%, trainata soprattutto dalle auto usate (+9,6%).

Le differenze fra le varie aree geografiche  

Le regioni italiane mostrano andamenti diversi nei consumi. L’Umbria guida la crescita con un aumento del 6,6%, seguita dalla Valle d’Aosta (+6,4%) e dall’Abruzzo (+6%). In valore assoluto, la Lombardia domina con un mercato di 15,7 miliardi di euro (+3,8%). Sul fronte opposto, Sardegna, Sicilia e Calabria registrano le spese familiari più basse.

Con uno sguardo al 2025, i dati evidenziano una certa dose di prudenza. I dati raccolti riflettono un contesto in cui le decisioni di consumo sono influenzate sia dall’incertezza economica che da incentivi mirati.

Pubblicato
Categorie: Economia

Social network, corsa ai like ed eccesso di condivisione

Il fenomeno dell’oversharing, ovvero l’abitudine di condividere ogni dettaglio della propria vita, è una delle espressioni più emblematiche della trasformazione dei social media sul modo in cui viviamo e ci relazioniamo. Ma cosa ci spinge a raccontare così tanto di noi sulle pagine delle piattaforme?

“L’oversharing è parte di una dinamica complessa ed estremamente rapida nel suo sviluppo – spiega Marco Cacioppo, ordinario di Psicologia Dinamica presso l’Università Lumsa di Roma -. L’impulso a condividere è radicato nel desiderio di essere visti e accettati. La necessità di approvazione è diventata parte integrante delle esperienze quotidiane, rendendo i social una piattaforma per validare la propria identità”.
Insomma, la rivoluzione tecnologica offre connessione e visibilità, ma ridefinisce anche il valore delle esperienze personali. 

Un problema di autopercezione

Sentirsi ‘riconosciuti’ attraverso like o commenti trasforma il modo in cui percepiamo noi stessi e le nostre esperienze. Ma secondo Cacioppo è fondamentale distinguere tra un uso problematico dei social e una vera e propria dipendenza psicopatologica.
“Con uno smartphone possiamo raccontare la nostra vita a una platea infinita, ma ciò comporta anche il rischio che un momento della nostra esistenza valga di più solo se condiviso”, aggiunge. 

Ed è nei giovani che l’oversharing assume caratteristiche peculiari. L’esposizione precoce alla visibilità digitale ha normalizzato l’idea che la vita privata sia anche pubblica, un ‘fenomeno culturale’ che riflette il contesto in cui adolescenti e giovani adulti sono nati e cresciuti.
Ma la dipendenza da conferme digitali può portare a conseguenze emotive significative, come insicurezze e sentimenti di inadeguatezza. Le reazioni ai like mancanti, ad esempio, possono essere percepiti come un rifiuto.

Compensare fragilità nell’autostima

“Il crescente interesse per la psicologia e la salute mentale è sicuramente positivo – prosegue Cacioppo -, ma l’idea che l’oversharing possa essere una forma di autoterapia è discutibile”.

Spesso, la condivisione eccessiva è un tentativo di regolare emozioni difficili o di compensare fragilità nell’autostima, ma raramente risulta una strategia efficace. E il problema non è Internet in sé. “Condividere troppo può esporre le nostre vulnerabilità senza aiutarci realmente a elaborarle”.
La ricerca di approvazione attraverso i social può portare a dipendere sempre più da un sistema di validazione esterno, rendendo difficile un’autoregolazione emotiva autentica e autonoma.

Phubbing: il “virtuale” vince sul “reale”

L’oversharing può diventare un problema quando compromette le relazioni interpersonali. Se condividere online diventa più importante delle interazioni fra persone ‘presenti’ c’è un problema”. Un esempio emblematico è il fenomeno del phubbing, ovvero ignorare chi ci sta vicino per concentrarsi sullo smartphone. “È paradossale -, riflette Cacioppo -, ma ignoriamo chi c’è per rivolgerci a chi non c’è”.

Il phubbing si collega a retaggi familiari e relazionali poco coinvolgenti, che spingono gli individui a cercare connessioni emotive altrove. Questo comportamento, conclude l’articolo di Demografica/Adnkronos, si intreccia con l’oversharing, evidenziando come la ricerca di popolarità online spesso si sostituisca al bisogno di relazioni autentiche. Condividere ‘troppo’ può indicare una difficoltà nel costruire legami profondi e reciproci.

Pubblicato
Categorie: Società

La GenZ secondo gli HR: competenti digitali, ma anche più individualisti

Come sta plasmando il panorama lavorativo italiano la Generazione Z? Risponde un’analisi condotta da AstraRicerche per l’Osservatorio ASUS Business, che ha coinvolto oltre 300 responsabili delle risorse umane italiani sul rapporto fra gli esponenti della Generazione Z e il mondo del lavoro. 

Sebbene la Generazione Z sia spesso percepita come individualista, con oltre il 64% degli HR che nota da parte dei giovani una sopravvalutazione delle proprie capacità, è indiscutibile che le loro competenze digitali siano eccezionali.
Nati nell’era digitale, questi giovani lavoratori portano con sé una predisposizione naturale verso la tecnologia, rendendoli particolarmente adatti a settori in cui l’innovazione tecnologica è cruciale.

La mancanza di flessibilità è un ostacolo

In un mondo lavorativo che evolve rapidamente, la Generazione Z emerge come una forza significativa, portando nuove aspettative e sfide per le aziende.
Ma per molti HR la mancanza di flessibilità rappresenta un ostacolo insormontabile. Secondo il 67% degli HR intervistati i giovani non accettano offerte che non prevedano modalità di lavoro agile o orari adattabili ai loro ritmi personali.

A questo si aggiunge il peso della retribuzione, che per il 54% degli intervistati è spesso giudicata inadeguata, soprattutto quando mancano sistemi di incentivi come bonus legati ai risultati.

Un’offerta professionale senza benefit? No grazie

Anche i benefit giocano un ruolo decisivo: quasi la metà degli HR (48%) sottolinea che i giovani non sono attratti da offerte che non includano opportunità di formazione, strumenti tecnologici personali o altri vantaggi concreti.

Non meno importanti sono i benefici che le aziende possono offrire.
Dal sondaggio emerge che bonus economici, opportunità di formazione professionale e l’accesso a dispositivi tecnologici personali sono elementi decisivi per attrarre i giovani talenti.
Questi benefici sono visti non solo come incentivi, ma anche come strumenti di empowerment che migliorano sia la produttività sia il benessere personale.

Clima aziendale e ambiente di lavoro sono determinati

Il clima aziendale e le possibilità di crescita professionale sono altri fattori critici. Circa l’80% degli HR evidenzia che le prospettive di sviluppo all’interno dell’azienda giocano un ruolo fondamentale nelle decisioni dei giovani di accettare un’offerta di lavoro. Ciò conferma che la Gen Z non solo cerca un lavoro gratificante, ma anche un ambiente che favorisca il loro sviluppo personale e professionale.

Nonostante l’alta integrazione della tecnologia nella loro vita quotidiana, la Gen Z considera l’AI come un elemento imprescindibile nel lavoro, simile a un computer o a uno smartphone.
Tuttavia, le aziende si trovano di fronte ad alcune criticità nell’integrare l’AI, spesso dovute alla mancanza di competenze specifiche o risorse economiche.

Pubblicato
Categorie: Economia

Tecnologie quantistiche: stanziati 2,4 miliardi di dollari a livello globale

Una filiera tecnologica ancora emergente, ma in crescita: dei 458 player globali attualmente attivi nel settore del Quantum Computing e Communication il 78% è ‘quantum-native’, ovvero, con un modello di business incentrato su questo ambito. Negli ultimi due anni, queste aziende hanno raccolto 2,4 miliardi di dollari. 

Anche in Italia l’eccellenza nella ricerca, alimentata dai fondi pubblici stanziati dal PNRR, ha favorito la nascita di startup e spin-off universitari promettenti, che nel 2023-2024 hanno raccolto 12 milioni di euro, i primi fondi di venture capital nel Paese. Ancora pochi, tuttavia, rispetto, a quelli raccolti nello stesso periodo, ad esempio, dalla Francia (255 milioni).
Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Quantum Computing & Communication del Politecnico di Milano.

L’ecosistema internazionale del Quantum Computing

Il primo motore della rivoluzione quantistica sono i governi, che stanno investendo miliardi di dollari in ricerca pubblica con orizzonti di lungo termine, consapevoli dell’enorme impatto sulla competitività economica e sulla sicurezza nazionale.

L’Osservatorio ha esaminato i fondi stanziati a livello globale dedicati alle tecnologie quantistiche, evidenziando investimenti pari a 23,8 miliardi di dollari tra il 2012 e il 2024, con ulteriori 17,7 miliardi annunciati tra il 2025 e il 2035. L‘Asia guida gli investimenti governativi (53%), trainata dagli ingenti fondi della Cina, stimati intorno a 15 miliardi di dollari.

Seguono l’Europa (31%) e l’America (14%), che adotta un approccio di investimento annuale, in contrasto con la logica pluriennale seguita dagli altri Paesi.

“Un territorio di frontiera dove convergono ricerca, investimenti e geopolitica”

In Europa, l’investimento appare frammentato: 1 miliardo di euro (11% del totale identificato nell’Unione Europea su iniziative dedicate) proviene da fondi comunitari, mentre il resto è stanziato dai singoli Paesi. 

“Nel 2024, il panorama del Quantum Computing si è configurato come un autentico territorio di frontiera, dove convergono ricerca accademica, investimenti industriali e strategie geopolitiche – spiega Paolo Cremonesi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. È stato un anno cruciale per la tecnologia italiana, con risultati significativi, come il primo computer quantistico criogenico costruito in Italia, sviluppato dall’Università Federico II di Napoli, che ha raggiunto la capacità di 24 qubit, la prima piattaforma fotonica italiana”.

Promuovere la sinergia tra università e imprese

“Nel corso degli ultimi due anni, i fondi del PNRR hanno svolto un ruolo fondamentale per la creazione di un ecosistema italiano sulle tecnologie quantistiche, promuovendo la sinergia tra università e imprese – aggiunge conclude Marina Natalucci, Direttore dell’Osservatorio -. Nelle istituzioni italiane ed europee si sta diffondendo una sempre maggiore consapevolezza sul ruolo critico di questo settore per la competitività futura dell’Europa in campo tecnologico. Per accompagnare questo comparto emergente dalla fase di ricerca e sviluppo attuale, a quella industriale del futuro, è importante investire oggi creando una rete pubblico-privata coesa che lavori in modo coordinato a livello europeo, e che si relazioni in modo strategico con gli ecosistemi esteri per accelerare l’innovazione”.

Pubblicato
Categorie: Economia

Identità digitale: entro il 2026 arriva l’IT Wallet

Se il 2024 è stato l’anno dell’Identità Digitale, in Europa è ufficialmente entrato in vigore il Regolamento eIDAS2 che getta le basi per il futuro di questo mercato, e i singoli Stati stanno definendo le strategie per l’erogazione dell’EUDI Wallet, il sistema di portafoglio digitale costituito da un wallet nazionale pubblico ai cittadini entro il 2026.

Anche in Italia sono partiti i test per l’IT Wallet, accessibile tramite l’App IO, e ulteriori portafogli digitali che potranno essere resi disponibili da provider privati accreditati.
La prima versione in sperimentazione, disponibile a tutti i cittadini dal 4 dicembre 2024, contiene tessera sanitaria, patente e carta europea delle disabilità, per poi espandere le credenziali e le possibilità di utilizzo nei mesi successivi.

Le Big Tech collaborano con i Governi per la dematerializzazione dei documenti

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano, complessivamente si contano 149 progetti internazionali di wallet per l’identità digitale, di cui 114 nel settore privato, 31 nel pubblico e 4 progetti congiunti.
Le imprese iniziano infatti a interrogarsi su come evolvere la relazione con i propri utenti puntando sulla valorizzazione dell’identità digitale e degli attributi salvati nel Wallet.

Intanto, nel mondo, si muovono le Big Tech, come Google, Samsung e Apple, che stanno avviando collaborazioni con diversi Governi per la dematerializzazione e l’utilizzo digitale dei documenti di riconoscimento attraverso i loro wallet.

Prosegue lentamente la crescita dei sistemi in uso

Nell’ultimo anno SPID ha raggiunto quota 38,9 milioni di identità, ma l’interesse delle aziende per l’integrazione si è notevolmente ridotto. La Carta di Identità Elettronica, lo strumento su cui il Governo punta maggiormente per la transizione verso il wallet, è in mano a 47,5 milioni di cittadini, ma la sua versione digitale tramite app CieID è utilizzata solo da 6,1 milioni di utenti.

A questo punto, l’obiettivo del PNRR di 42,3 milioni di cittadini con un’identità digitale (SPID o CIE) entro giugno 2026 non sembra facile da raggiungere, considerando che chi è in possesso di SPID potrebbe aver anche attivato CieID.

“Saranno determinanti le aziende che sceglieranno di proporsi come provider”

“Le opportunità di utilizzo del wallet potranno essere ampliate solo con l’offerta di una gamma diversificata di credenziali – conferma Valeria Portale, Direttrice dell’Osservatorio Digital Identity – in una collaborazione attiva tra organizzazioni, che mettano a disposizione dei propri utenti attributi da integrare nel wallet, assumendo il ruolo di ‘issuer’. E saranno determinanti le aziende che sceglieranno di proporsi come provider, valorizzando competenze e asset per offrire soluzioni più familiari agli utenti, rapidamente scalabili nella popolazione, e con caratteristiche diversificate, in grado di rispondere a esigenze e casi d’uso specifici”.

Pubblicato
Categorie: Cultura

A Natale 2024 oltre 40 mila opportunità di lavoro tramite agenzia

Dalle elaborazioni dell’Osservatorio Assolavoro Datalab, l’Osservatorio dell’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro, emerge che per il Natale 2024 saranno più di 40 mila le opportunità professionali offerte dalle agenzie per il lavoro.

Nella top ten delle macrocategorie professionali più gettonate per il periodo natalizio, quest’anno cresce la domanda di profili legati al turismo e agli eventi. Oltre ai ‘Babbo Natale’ e agli animatori dei villaggi, infatti, serviranno fundraiser per le raccolte fondi, e per i più piccoli, tate e baby sitter.

Ma in generale, tra le figure più richieste rientrano promoter, animatori di villaggi vacanze e addetti al confezionamento di regali. E ancora, magazzinieri, mulettisti e addetti al picking, lavapiatti, aiuto cuochi e camerieri.

Cercasi allestitori, commessi, panettieri e mulettisti

Per quanto riguarda il personale Food & Beverage e della produzione agroindustriale si cercano aiuto panettieri e pasticceri industriali. Aumenta anche la richiesta di magazzinieri e mulettisti, operatori dei trasporti e personale di accoglienza.

Dalla grande distribuzione ai mercati e ai negozi, si segnalano annunci per la ricerca di allestitori, commessi e addetti ai reparti per far fronte ai picchi di fabbisogno in vista del Natale.

Solitamente, si tratta di posizioni per le quali si richiede disponibilità a lavorare su turni e nei giorni festivi, flessibilità negli orari, e per chi lavora a contatto con il pubblico, buona conoscenza di almeno una lingua straniera.

Circa 150mila contratti offerti in somministrazione

Si tratta per lo più di contratti di lavoro in somministrazione, ovvero con le tutele e la retribuzione tipica del lavoro dipendente, e per quelli a tempo determinato, con occasioni doppie di reimpiego allo scadere del rapporto di lavoro.

Nel bimestre novembre-dicembre i gruppi professionali di riferimento ai quali appartengono le offerte di lavoro legate al Natale alimenteranno in tutto circa 340 mila richieste di profili. La somministrazione, inoltre, nel periodo in esame offrirà complessivamente in tutti i settori circa 150 mila opportunità di lavoro. 

Favorire un collegamento con il sistema della scuola

Nel solco delle attività di analisi condotte da Assolavoro Datalab la ricerca sulle figure natalizie è stata condotta su dati interni al settore e su fonti terze qualificate.
Con l’elaborazione e la diffusione dei dati rilevanti sulle competenze e sulle professioni più ricercate nel mercato del lavoro, Assolavoro punta anche a favorire un maggior collegamento tra il sistema della scuola e il mondo del lavoro, nell’ambito del protocollo siglato tra Assolavoro e il ministero dell’Istruzione e del Merito.

Per candidarsi è possibile contattare le singole agenzie per il lavoro. L’elenco delle principali filiali delle agenzie per il lavoro, accreditate presso l’apposito albo del ministero del Lavoro, è disponibile sul sito di Assolavoro.

Pubblicato
Categorie: Economia

Media digitali: gli utenti italiani vogliono disdire gli abbonamenti

I consumatori italiani sono registrati in media a 2 servizi di abbonamento online, spendendo 13,28 euro al mese per ciascuno. La maggior parte (74%) risulta iscritta a un abbonamento, tuttavia, il 39% ha già disdetto, o sta pianificando di cancellare, l’abbonamento a servizi e prodotti per i quali ha impostato pagamenti ricorrenti nei prossimi 12 mesi. In particolare, film/TV (19%), musica (15%), servizi prioritari (15%), food delivery (14%), sottoscrizioni a palestre (14%) e abbonamenti settimanali a negozi di alimentari (12%).

Lo rileva il primo Global Digital Report della piattaforma tecnologico finanziaria Adyen.

Le aziende non intendono rinunciare a modelli di acquisto ripetuto

I consumatori continuano a risentire dell’elevato costo della vita. Inoltre, i dati sottolineano il bisogno delle aziende di offrire servizi personalizzati affinché gli abbonamenti continuino a costituire una spesa mensile fondamentale.

Ma nonostante il report dimostri che i consumatori italiani desiderano risparmiare annullando il proprio abbonamento, la maggior parte delle aziende (66%) nel corso del prossimo anno investirà in modelli di acquisto ripetuto. E quasi la metà (48%) amplierà la propria offerta con nuove linee di prodotti o servizi, dimostrando l’importanza del flusso di entrate derivante dagli abbonamenti.

Come favorire la client retention ?

“Per favorire la client retention e cogliere nuove opportunità investendo in un modello di abbonamento, le aziende digitali devono ripensare i pagamenti in un’ottica strategica, quale elemento fondamentale per garantire la soddisfazione dei clienti e incrementare le conversioni e i ricavi – afferma Gabriele Bellezze, Country Manager di Adyen Italia -. Gli acquisti ripetuti presuppongono, infatti, la creazione di una relazione di lungo periodo, in cui i consumatori si aspettano la massima praticità e personalizzazione in ogni fase. Al momento in cui i clienti scelgono di abbonarsi fino all’esecuzione del pagamento nei tempi previsti, ogni step deve essere semplice e senza interruzioni”.

Esperienza personalizzata, rafforzamento della fidelizzazione, opzioni di pagamento diverse

Sebbene il 42% dei consumatori italiani apprezzi la comodità offerta dalle aziende online, la personalizzazione è ormai d’obbligo, come la possibilità di ricevere offerte su misura (19%). Inoltre, il 12% rimarrebbe fedele a un’azienda online se l’esperienza fosse personalizzata.
Con un gran numero di imprese online può essere difficile differenziarsi. In Italia, per il 41% dei consumatori la possibilità di ricevere sconti ad hoc li renderebbe più fedeli al brand, seguita dalla facilità di cancellazione e rimborso (33%) e da un ottimo servizio clienti (32%).

Mentre le opzioni di pagamento più diffuse in Italia sono la carta prepagata (42%) e la carta di credito (38%), il 21% dei consumatori desidera pagare con un portafoglio digitale come Apple Pay o Google Wallet. E quasi un quarto (24%) sarebbe maggiormente fidelizzato a un brand in grado di garantire un processo di pagamento semplice.

Pubblicato
Categorie: Società

PA digitale: il 92% degli italiani è in difficoltà

Gli italiani fanno molta fatica ad accedere alle procedure online della Pubblica amministrazione: il 92% non è in grado di svolgere pratiche digitali con la PA, solo l’8% è certo di farcela.
Il 60% di chi ha un’età tra 35 e 55 anni dichiara apertamente la propria incapacità, e il 53% degli uomini e il 47% delle donne non ci prova nemmeno.

Tra coloro che hanno avviato una pratica digitale (56%) solo il 26% è riuscito facilmente a ‘ottenere quello che voleva’, il 48% con grandi difficoltà, il 12% solo dopo avere chiesto aiuto a un parente, l’8% a un patronato, e il 6% non è riuscito. Lo rileva l’indagine promossa da Inca Cgil e realizzata dalla Fondazione Di Vittorio sul rapporto tra italiani e procedure digitali nella PA.

Il quadro di un ritardo

Alle domande finalizzate a comprendere il livello di conoscenza della macchina digitale della PA, anche solo per ottenere un’informazione qualsiasi, solo il 16% di chi ha avuto qualche rapporto con l’Inps (47%) risponde di esserci riuscito facilmente, il 41% con grande difficoltà, il 17% non ci è riuscito ( 65% tra 35-55 anni) e il 59% si è rivolto a un patronato.

Per quanto riguarda l’Inail, la percentuale del campione che ha avuto qualche rapporto con l’Istituto scende al 21%, ma soltanto l’11% è riuscito a ottenere ciò che voleva. Il 38%, si, ma con grande difficoltà, il 12% solo dopo avere chiesto aiuto a un parente, il 24% dopo avere chiesto aiuto a un patronato e il 15% afferma di non esserci riuscito.

Il 77% di chi ha tra 35 e 55 anni risponde “non so”

Ma quando vengono sottoposte domande sulle richieste online per il riconoscimento di qualunque prestazione previdenziale e socioassistenziale, il quadro diventa ancor più complicato.

Con l’Inps, ad esempio, il 32% del campione non ha mai eseguito una pratica attraverso un cellulare o un pc, il 41% lo ha fatto utilizzando un pc e soltanto l’8% un cellulare. Questo, nonostante tutti gli intervistati fossero dotati di smartphone, considerando che il questionario è stato somministrato telematicamente.
Colpisce, in questo caso, il 77% degli intervistati nella fascia di età tra 35-55 anni che risponde ‘non so’.

Inps: solo il 4% ce la fa

Tra quelli invece che hanno usufruito dei servizi online di Inps solo il 4% ha ottenuto facilmente quello che voleva, il 56% con grande difficoltà, il 4% solo dopo avere chiesto aiuto a un familiare e il 28% a un patronato. L’8% non ci è riuscito.

Con l’Inail, riporta Adnkronos, il quadro non cambia: il 58% dichiara di non aver mai fatto una pratica online all’Inail attraverso un cellulare o un pc, mentre tra quelli che lo hanno fatto (38%) solo il 5% ha ottenuto facilmente quello che voleva, il 26% con grande difficoltà, il 16% solo dopo avere chiesto aiuto a un familiare e il 38% a un patronato, e il 15% non è riuscito.

Pubblicato
Categorie: Economia